Son tornate, finalmente!
Come "cosa", ma le castagne, no?
Il "pane dei poveracci", come si diceva una volta, quando eravamo più sinceramente più modesti e più dignitosamente umili.
Stanno bene su tutto, altro che la giacca nera o il tubino Chanel: nel pane, con gli arrosti, su una crostata, in un Monte Bianco...
Insomma, saranno anche rognose da cucinare, ma danno sempre soddisfazione.
Sono semplici, non pretendono, hanno la stessa generosità delle persone che hanno da dare solo se stesse.
Hai detto niente...
Questa volta propongo una farcia che lessi anni fa su qualche rivista, che sinceramente non saprei nemmeno ritrovare, ma l'importante è (ri)proporre qualcosa di buono.
Farcia di castagne
300 g castagne
90 g zucchero
2 tuorli
125 g burro pomata
150 g cioccolato fondente
50 ml latte
2 cucchiai di rhum
Lessare le castagne per 10-15 minuti.
In alternativa si può utilizzare anche il microonde, che le lascia anche più asciutte, disponendole su un piatto previa incisione (se non si vogliono creare proiettili micidiali...) e coperte da pellicola trasparente (di quella idonea all'uso nel microonde, ovviamente) bucherellata con uno stuzzicadenti. Due sessioni da 5 minuti a potenza media dovrebbero bastare.
Pelarle e passarle al setaccio, unirvi il latte e un cucchiaio di zucchero e cuocere il tutto per 5 minuti, sempre mescolando.
Lavorare
i tuorli con lo zucchero, unirvi il cioccolato fuso, e 2 cucchiai di rhum.
A parte lavorare a crema il burro, unirvi la crema di castagne e la crema al
cioccolato.
Far riposare in frigo un'oretta prima di utilizzare.
È ottima per farcire Pandispagna, torte margherita e chi più ne ha più ne metta.
La dose permette due strati di farcia ed è sufficiente anche per la copertura.
Queste sono foto di repertorio, lo confesso, ma se le ho conservate segno è che ne valeva la pena.
Non tanto per il ricordo che evocano in me - una vita fa, almeno, e passata senza alcun rimpianto... - quanto per mostrare il risultato ottenuto.
Semplice, senza grosse pretese, anche umile se vogliamo, come solo la castagna sa essere.
Detto romano del giorno
Li mejo bocconi sò der còco.
Oggi ascoltiamo
Gnarls Barkley - Crazy
https://www.youtube.com/watch?v=bd2B6SjMh_w
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domenica 28 settembre 2014
domenica 6 ottobre 2013
Dulce de leche fatto in casa - Dulce de Leppa
Ho sempre amato il dulce de leche di una passione pari a quella trasmessa dalla sua latinità.
Putroppo però, per uno strano fenomeno fisico-chimico - forse per l'ambiente caldo-umido o forse per l'incombenza di radiazioni elettromagnetiche, non si sa ancora - basta che una confezione di questa crema entri in casa mia perché il contenuto evapori in breve, brevissimo tempo.
Letteralmente.
Apro la lattina alle dieci del mattino?
Oh, prodigio! Alle due del pomeriggio si è già resa volatile, così, come per magia...
Quindi per ovvie ragioni trigliceriche fa parte di quegli alimenti che è meglio non varchino neppure la porta di casa.
E allora perché un post apposito?
Ecco, con gli occhi bassi e le mani giunte lo dico e lo ripeto: Non lo fo per gioia mia ma per darlo a chicchessia!
Quindi ne faccio una scorta sì, ma da regalare agli amici.
Fa sempre piacere e costa davvero poco.
Essendo infatti un prodotto d'importazione ha un costo proibitivo, e di questi tempi togliersi uno sfizio a caro prezzo rende ogni cosa dolceamara.
Quindi mentre cercavo in Rete una ricetta semplice per realizzarlo mi sono venute alla mente alcune considerazioni:
Il mondo si divide in diverse zone d'influenza cremaria:
*) c'è la zona confetturale, che corrisponde grosso modo al mondo anglo-occidentale, che predilige le conserve di frutta (marmellate e confetture);
*) c'è una zona lecharia, che coincide con l'area latino-americana, dove l'uso del dulce de leche è prevalente;
*) c'è la zona italo-"crema spalmabile alle nocciole e cacao" (per brevità detta zona-nutellaria), che come tutto quel che nasce dalla Penisola ha diffusione sia nazionale che in tutto il globo terracqueo, a macchia di leopardo (tranne forse in Antartide, ma non ci giurerei.
Questa approssimativa distinzione non è certo degna di Limes, né di altre ricerche serie avviate da persone certamente più competenti di me, ma è soltanto un'indicazione, un punto di partenza per dire altro. Come tutto, in questo blog.
Cosa si evince quindi dalle considerazioni suddette?
Che l'essere umano ha dato davvero prova d'essersi evoluto solo nelle zone del pianeta in cui si verifichino effettivamente le seguenti condizioni:
- I diritti umani, quelli stabiliti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, promulgata dall'ONU nel 1947, siano competamente, in gran parte, o più o meno rispettati;
- L'uso delle creme da colazione e/o spuntino e/o merenda suddette convivano felicemente nella credenza senza l'esclusione pregiudiziale di una o dell'altra, se non per conclamati segni di intolleranza e allergia.
Che è altra cosa rispetto all'intolleranza da "ignoranza de core"...
Spulciando con pazienta in Rete ci si convince poi come ogni cosa che non sia la fissione nucleare possa essere fatta a casa propria senza troppo sipendio d'energie e di risorse.
Ciò non finisce mai di sorprendermi.
Del dulce de leche poi esisono diversi metodi di realizzazione, e ne ho contati almeno sette, partendo - per semplicità - sempre dal latte condensato in scatola.
Mettiamo di avere quello commerciale, di quella marca di multinazionale che andrebbe boicottata un giorno sì e l'altro pure ma che ha il monopolio del commercio del prezioso composto.
Nulla toglie però che si possa utilizzare quello fatto in casa.
Di ricette ne abbiamo diverse, e ce n'è una anche qui.
I metodi di produzione casalinga del dulce de leche sono i seguenti:
1. Metodo "Matusalemme"
In un tegame pieno d'acqua immergere per due terzi la lattina di latte condensato, sui cui lati superiori andranno praticati due forellini con la punta dell'apriscatole.
Far cuocere a fuoco medio per 3-4 ore.
Qualora l'acqua evapori deve essere aggiunta fino a riportarla al livello iniziale.
Commento: Ma dde che!
2. Metodo "von Masoch"
Versare in un tegame il latte condensato e lasciar cuocere a fuoco medio-basso per almeno due ore, girando continuamente per evitare che attacchi.
Commento: E che ho ammazzato cristo?
3. Metodo "Maria Giudia"
In un tegame posto a bagnomaria far cuocere a fuoco basso il latte condensato per un'ora-un'ora e mezzo, almeno fin quando si addenserà e avrà assunto il tipico color caramello.
Lavorare quindi con una frusta per amalgamare il tutto.
Commento: Peggio me sento!
4. Metodo "Fermi"
Versare in una ciotola da microonde il latte condensato e far cuocere a media potenza per un paio di minuti.
Mescolare quindi con una frusta, stando ben attenti perché il composto continuerà a cuocere per un po' anche fuori dall'apparecchio.
Cuocere ancora per un paio di minuti sempre a media potenza.
Mescolare di nuovo con la frusta.
Cuocere a potenza medio-bassa per 16-24 minuti fino a caramellare lo zucchero, mescolando ogni tanto.
Commento: Mh... sennó?
5. Metodo "Infornatico"
Versare il latte condensato in una teglia bassa o in una tortiera di vetro da forno, mettere il recipiente in uno più grande dove andrà versata dell'acqua fino a metà altezza della teglia contenente il latte.
Coprire con un foglio d'alluminio e cuocere per un'ora, un'ora e un quarto, avendo cura di aggiungere se necessario altra acqua nel recipiente più grande.
Togliere dalla teglia il dulce de leche, farlo raffreddare e lavorare quindi con una frusta per rendere omogeneo il tutto.
Commento: Co sta testa che me ritrovo me lo scordo drento e bonanotte ai sonatori!
6. Metodo Futurama
Si utilizza una pentola elettrica, chiamata Slow Cooker (o anche Crock Pot),
Vi si pone la lattina di latte condensato e l'acqua necessaria a ricoprirla.
Cuocere per 8 ore a potenza bassa.
Volendo si può anche aprire la lattina e verificare il grado di cottura del dulce de leche, ricoprendo poi la lattina con un foglio di carta da cucina che assorba l'umidità interna della pentola.
Commento: La... che?
7. Metodo "PaP"
Si utilizza la PaP che, dopo la ruota, il fuoco e la lavatrice è l'invenzione più importante dell'umanità.
E già che accendiamo il gas tanto vale farne più di una lattina, no?
In una PaP da 5 l ce ne stanno comode comode quattro lattine da 400 g - sì, più o meno: vorrei sapere quando gli anglo-americani impareranno finalmente il sistema metrico decimale. Li possino acciaccàlli...
Si dispongono le lattine all'interno e si ricoprono completamente d'acqua, che deve superare di un dito la superficie superiore delle lattine stesse.
Quando l'amica fischia abbassare al minimo il fuoco e calcolare 25 minuti di cottura.
C'è chi la fa andare anche 40 minuti, ma secondo il mio parere il tempo ideale è mezz'ora al massimo.
Una volta passato il tempo di cottura si spegne, si lascia uscire il vapore e si fanno raffreddare le lattine.
Commento: Che spettacolo!
Paese che vai...
Portogallo - Doce de leite, che è la stessa identica cosa.
Messico - La Cajeta è la versione messicana, ed è composta per metà da latte di capra e per metà latte vaccino. La "cassetta" è la confezione tradizionale di questo bendiddio.
Repubblica Dominicana - È più simile a un fudge, ed è ottenuto da latte e zucchero di canna in parti uguali, fatto bollire a calore medio fino alla consistenza piuttosto soda.
Cuba - La Cortada ha invece una consistenza un po' grumosa.
Per ogni litro di latte (fatto cagliare per due-tre giorni con un limone tagliato a pezzi) si aggiungono 250 g di zucchero, due uova, cannella, vaniglia e un pizzico di sale.
Si pastorizzano le uova con il latte bollente e dopo due ore si aggiunge lo zucchero, sempre mescolando.
Tempo totale di cottura: tre ore circa.
Perù e Chile - Manjar Blanco, ovvero la stessa solfa.
Francia (Normandia) - Confiture de lait: una parte di latte e metà di zucchero, lasciato cuocere per diverse ore fino a caramellizzazione completa.
Norvegia - HaPå, ovvero "Metti su", inteso sul pane, con il solito pragmatismo nordico.
India - Il Basundi ha invece il latte aromatizzato al cardamomo. Ce lo vogliamo far mancare?...
Russia - Il Tянучки (Tjanuchkij) viene usato anche per farcire dei biscotti rotondi, che però non sono chiamati Alfajores...
Finlandia - Come sempre rosicano, perché la ricetta russa deriva dal loro Kinuski.
Per una disquisizione chimico-fisica sul dulce de leche riporto il basilare articolo di Dario Bressanini.
E visto che questo poker d'amore è pronto da essere regalato a destra e a manca, mi sembra brutto lasciare le lattine così, nude e crude dopo mezz'ora di bollitura spinta.
L'idea migliore sarebbe decorarle con dei colori da vetro o anche colori ad olio.
"Leche de artista"...
Oppure si possono preparare delle etichette personalizzate .
Tipo queste:
Detto romano del giorno
Ma che ho ammazzato cristo?...
un po' polemico; oppure, il più desolante:
Ma che ho mozzicato la zinna a mi madre?...
S'intende: per meritarmi quello che mi sta accadendo?
Oggi ascoltiamo
Fito Paez - Un Vestido y un Amor
http://www.youtube.com/watch?v=Kkv0Gk_3eyU
Putroppo però, per uno strano fenomeno fisico-chimico - forse per l'ambiente caldo-umido o forse per l'incombenza di radiazioni elettromagnetiche, non si sa ancora - basta che una confezione di questa crema entri in casa mia perché il contenuto evapori in breve, brevissimo tempo.
Letteralmente.
Apro la lattina alle dieci del mattino?
Oh, prodigio! Alle due del pomeriggio si è già resa volatile, così, come per magia...
Quindi per ovvie ragioni trigliceriche fa parte di quegli alimenti che è meglio non varchino neppure la porta di casa.
E allora perché un post apposito?
Ecco, con gli occhi bassi e le mani giunte lo dico e lo ripeto: Non lo fo per gioia mia ma per darlo a chicchessia!
Quindi ne faccio una scorta sì, ma da regalare agli amici.
Fa sempre piacere e costa davvero poco.
Essendo infatti un prodotto d'importazione ha un costo proibitivo, e di questi tempi togliersi uno sfizio a caro prezzo rende ogni cosa dolceamara.
Quindi mentre cercavo in Rete una ricetta semplice per realizzarlo mi sono venute alla mente alcune considerazioni:
Il mondo si divide in diverse zone d'influenza cremaria:
*) c'è la zona confetturale, che corrisponde grosso modo al mondo anglo-occidentale, che predilige le conserve di frutta (marmellate e confetture);
*) c'è una zona lecharia, che coincide con l'area latino-americana, dove l'uso del dulce de leche è prevalente;
*) c'è la zona italo-"crema spalmabile alle nocciole e cacao" (per brevità detta zona-nutellaria), che come tutto quel che nasce dalla Penisola ha diffusione sia nazionale che in tutto il globo terracqueo, a macchia di leopardo (tranne forse in Antartide, ma non ci giurerei.
Questa approssimativa distinzione non è certo degna di Limes, né di altre ricerche serie avviate da persone certamente più competenti di me, ma è soltanto un'indicazione, un punto di partenza per dire altro. Come tutto, in questo blog.
Cosa si evince quindi dalle considerazioni suddette?
Che l'essere umano ha dato davvero prova d'essersi evoluto solo nelle zone del pianeta in cui si verifichino effettivamente le seguenti condizioni:
- I diritti umani, quelli stabiliti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, promulgata dall'ONU nel 1947, siano competamente, in gran parte, o più o meno rispettati;
- L'uso delle creme da colazione e/o spuntino e/o merenda suddette convivano felicemente nella credenza senza l'esclusione pregiudiziale di una o dell'altra, se non per conclamati segni di intolleranza e allergia.
Che è altra cosa rispetto all'intolleranza da "ignoranza de core"...
Spulciando con pazienta in Rete ci si convince poi come ogni cosa che non sia la fissione nucleare possa essere fatta a casa propria senza troppo sipendio d'energie e di risorse.
Ciò non finisce mai di sorprendermi.
Del dulce de leche poi esisono diversi metodi di realizzazione, e ne ho contati almeno sette, partendo - per semplicità - sempre dal latte condensato in scatola.
Mettiamo di avere quello commerciale, di quella marca di multinazionale che andrebbe boicottata un giorno sì e l'altro pure ma che ha il monopolio del commercio del prezioso composto.
Nulla toglie però che si possa utilizzare quello fatto in casa.
Di ricette ne abbiamo diverse, e ce n'è una anche qui.
I metodi di produzione casalinga del dulce de leche sono i seguenti:
1. Metodo "Matusalemme"
In un tegame pieno d'acqua immergere per due terzi la lattina di latte condensato, sui cui lati superiori andranno praticati due forellini con la punta dell'apriscatole.
Far cuocere a fuoco medio per 3-4 ore.
Qualora l'acqua evapori deve essere aggiunta fino a riportarla al livello iniziale.
Commento: Ma dde che!
2. Metodo "von Masoch"
Versare in un tegame il latte condensato e lasciar cuocere a fuoco medio-basso per almeno due ore, girando continuamente per evitare che attacchi.
Commento: E che ho ammazzato cristo?
3. Metodo "Maria Giudia"
In un tegame posto a bagnomaria far cuocere a fuoco basso il latte condensato per un'ora-un'ora e mezzo, almeno fin quando si addenserà e avrà assunto il tipico color caramello.
Lavorare quindi con una frusta per amalgamare il tutto.
Commento: Peggio me sento!
4. Metodo "Fermi"
Versare in una ciotola da microonde il latte condensato e far cuocere a media potenza per un paio di minuti.
Mescolare quindi con una frusta, stando ben attenti perché il composto continuerà a cuocere per un po' anche fuori dall'apparecchio.
Cuocere ancora per un paio di minuti sempre a media potenza.
Mescolare di nuovo con la frusta.
Cuocere a potenza medio-bassa per 16-24 minuti fino a caramellare lo zucchero, mescolando ogni tanto.
Commento: Mh... sennó?
5. Metodo "Infornatico"
Versare il latte condensato in una teglia bassa o in una tortiera di vetro da forno, mettere il recipiente in uno più grande dove andrà versata dell'acqua fino a metà altezza della teglia contenente il latte.
Coprire con un foglio d'alluminio e cuocere per un'ora, un'ora e un quarto, avendo cura di aggiungere se necessario altra acqua nel recipiente più grande.
Togliere dalla teglia il dulce de leche, farlo raffreddare e lavorare quindi con una frusta per rendere omogeneo il tutto.
Commento: Co sta testa che me ritrovo me lo scordo drento e bonanotte ai sonatori!
6. Metodo Futurama
Si utilizza una pentola elettrica, chiamata Slow Cooker (o anche Crock Pot),
Vi si pone la lattina di latte condensato e l'acqua necessaria a ricoprirla.
Cuocere per 8 ore a potenza bassa.
Volendo si può anche aprire la lattina e verificare il grado di cottura del dulce de leche, ricoprendo poi la lattina con un foglio di carta da cucina che assorba l'umidità interna della pentola.
Commento: La... che?
7. Metodo "PaP"
Si utilizza la PaP che, dopo la ruota, il fuoco e la lavatrice è l'invenzione più importante dell'umanità.
E già che accendiamo il gas tanto vale farne più di una lattina, no?
In una PaP da 5 l ce ne stanno comode comode quattro lattine da 400 g - sì, più o meno: vorrei sapere quando gli anglo-americani impareranno finalmente il sistema metrico decimale. Li possino acciaccàlli...
Si dispongono le lattine all'interno e si ricoprono completamente d'acqua, che deve superare di un dito la superficie superiore delle lattine stesse.
Quando l'amica fischia abbassare al minimo il fuoco e calcolare 25 minuti di cottura.
C'è chi la fa andare anche 40 minuti, ma secondo il mio parere il tempo ideale è mezz'ora al massimo.
Una volta passato il tempo di cottura si spegne, si lascia uscire il vapore e si fanno raffreddare le lattine.
Commento: Che spettacolo!
Paese che vai...
Portogallo - Doce de leite, che è la stessa identica cosa.
Messico - La Cajeta è la versione messicana, ed è composta per metà da latte di capra e per metà latte vaccino. La "cassetta" è la confezione tradizionale di questo bendiddio.
Repubblica Dominicana - È più simile a un fudge, ed è ottenuto da latte e zucchero di canna in parti uguali, fatto bollire a calore medio fino alla consistenza piuttosto soda.
Cuba - La Cortada ha invece una consistenza un po' grumosa.
Per ogni litro di latte (fatto cagliare per due-tre giorni con un limone tagliato a pezzi) si aggiungono 250 g di zucchero, due uova, cannella, vaniglia e un pizzico di sale.
Si pastorizzano le uova con il latte bollente e dopo due ore si aggiunge lo zucchero, sempre mescolando.
Tempo totale di cottura: tre ore circa.
Perù e Chile - Manjar Blanco, ovvero la stessa solfa.
Francia (Normandia) - Confiture de lait: una parte di latte e metà di zucchero, lasciato cuocere per diverse ore fino a caramellizzazione completa.
Norvegia - HaPå, ovvero "Metti su", inteso sul pane, con il solito pragmatismo nordico.
India - Il Basundi ha invece il latte aromatizzato al cardamomo. Ce lo vogliamo far mancare?...
Russia - Il Tянучки (Tjanuchkij) viene usato anche per farcire dei biscotti rotondi, che però non sono chiamati Alfajores...
Finlandia - Come sempre rosicano, perché la ricetta russa deriva dal loro Kinuski.
Per una disquisizione chimico-fisica sul dulce de leche riporto il basilare articolo di Dario Bressanini.
E visto che questo poker d'amore è pronto da essere regalato a destra e a manca, mi sembra brutto lasciare le lattine così, nude e crude dopo mezz'ora di bollitura spinta.
L'idea migliore sarebbe decorarle con dei colori da vetro o anche colori ad olio.
"Leche de artista"...
Oppure si possono preparare delle etichette personalizzate .
Tipo queste:
Ma che ho ammazzato cristo?...
un po' polemico; oppure, il più desolante:
Ma che ho mozzicato la zinna a mi madre?...
S'intende: per meritarmi quello che mi sta accadendo?
Oggi ascoltiamo
Fito Paez - Un Vestido y un Amor
http://www.youtube.com/watch?v=Kkv0Gk_3eyU
mercoledì 12 settembre 2012
Melocrema e melomousse
Personaggi e interpreti: io e Leppagorre...
Metti che uno stia scrivendo al pc per cavoli suoi.
Niente di che, certo... non sto mica facendo un'operazione a cuore aperto, ci mancherebbe.
Solo quel tanto che basta per impegnare il cervello.
Ci si sente vivi per così poco, a volte...
Magari poi uno è anche tutto preso da un programma che non vuol saperne di accettare i dati che si cerca, in ogni modo e maniera, di fargli digerire. Niente...
Gli occhi sono più cotti di due uova in camicia, lo sconforto avanza, il sole compie il suo giro e, in tutto questo immobile baillamme, dove riesco persino a non accorgermi dell'inesorabile trascorrere del tempo, eccolo qua...
Se vedi un mostriciattolo affacciarsi dalla porta con un sorriso da stregatto e un melone tra le zampe già sai che dovrai salvare il salvabile, stendere la schiena dolorante sulla poltroncina girevole, guardarlo di sottecchi e dirgli: "Che c'è?"
- Come che c'è, guarda qua: compri, compri e la roba rischia di andare a male. A questo melone do altri due giorni di vita, se tutto va bene.
- E cosa consiglia l'esimio dottor Leppagorre, in casi disperati come questo?
- Ah, semplice: una terapia d'urto! Si prende il paziente e lo si frulla...
- Frulla... nel senso VRRR VRRR?...
- Sì, certo, mica lo frulliamo nell'immondizia, ma nel frullatore. E mica da solo: ci mettiamo anche quella polpetta spappolata che ti ritrovi nel cranio!
La ciabatta vola verso la porta ma becca lo stipite. E quando mai...
- Ma che sei matto? Guarda che chiamo il telefono viola, eh?
- Magari, così mi ingabbiano, mi danno un pappone di psicofarmaci, faccio la cura del sonno e mi riposo, alla faccia tua!
Avrei voglia di dirgli: aspetta, c'è ancora tempo; quest'estate, con questo caldo, pare non finire mai; che male ti fa se aspettiamo domani?
Ma nemmeno questa sarebbe la mia voce, lo so bene.
Sarebbe quel canto di sirena che mi mi chiama, suadente e subdolo, che mi culla la mente e cerca di attirarmi verso un gorgo dolcissimo e mortale.
Il canto d'una sirena che non sussurra parole, ma un canto di miraggio rovente nel deserto, uno scroscio lieve di onde incessanti sul corpo abbandonato nell'acqua.
Sembra il normale, consueto, rumore della natura nelle sue mille forme.
Invece è il richiamo della stasi, dell'entropia, della fine.
- Insomma... questo è il melone, e quella è la cucina!
Due occhi pungenti m'inchiodano alla realtà, se vogliamo chiamarla tale...
- E cosa vogliamo farci, allora, con 'sto melone?
- Quello che ti pare. Basta che ti muovi - E gli occhi pungono sempre di più, come aghi sottopelle - Su, dài, che ho una fame!
Una crema, ci facciamo una crema, e non se ne parla più. Prendiamo:
500 g melone maturo (un francesino, ma anche un retato, basta che abbia il minimo sindacale di sapore di melone...)
100 ml acqua
100 g zucchero
30 g farina
1 uovo intero
Tagliate la polpa di melone a dadini e frullatela con poca l'acqua (100 ml, o quanto basta per far andare le lame).
Preparare la crema al solito modo: battere l'uovo con lo zucchero, unire la farina e, poscia, unire la polpa del melone frullata.
Mettere a fuoco basso e far addensare, avendo cura di mescolare continuamente.
Quando avrà raggiunto la densità voluta (della crema pasticcera, per capirsi) spegnete la fiamma.
Far freddare bene prima di consumarla. Appena intiepidita fatela riposare in frigo.
(Coperta da una pellicola, lo devo precisare? Sennó vi prende l'odore di cipolla che avete due ripiani più sotto...)
- Mh! Quasi ci siamo...
- Quasi? E che vuoi di più?
- Panna, panna , panna, panna...
Ripete il mantra caseario con gli occhi fuori dal cranio, gialli come non mai.
Quando qualcosa supera le 150 calorie si eccita come un ossesso...
- E datti pace, su! Non ne abbiamo, di panna.
- Ah no?... E dalle profondità del frigo, nascosta dietro una busta di pecorino grattugiato, con la grazia per lui insolita d'un prestidigitatore, eccolo tirar fuori un vasetto di panna. E pure fresca...
- Maledetto, te ne approfitti perché il colesterolo è sceso un pochetto, vero?
- Macché, lo faccio per farti muovere quel sedere piatto che ti ritrovi!
Occhi al cielo, come sempre; e, come sempre, dentro di me so che ha ragione.
Per la mousse:
La crema di cui sopra
125 ml panna montata
3 fogli di colla di pesce (6 g ca.)
Far ammollare i fogli di colla di pesce in acqua fredda, e intanto montare la panna.
La crema sarà ancora calda, no?
Bene, prendete la colla di pesce, strizzatela e mescolate bene il tutto.
Far freddare completamente la crema, prima di unire la panna montata.
Riempire degli stampini, o delle coppette e lasciate riposare in frigo per qualche ora.
- Sei contento, adesso?
- Mh, quasi!
- A Leppago', e datti una regolata no?
- No, non hai capito... Non voglio fare lo scassazebedei a tutti i costi ma è che prima, aprendo il frigo, mi sono accorto di una cosa...
- Oddio, che c'è! Sono sbarcati gli alieni e hanno stabilito una base nel mio frigorifero? Devo chiamare la Casa Bianca? Le redazion dei giornali? ... o il CIM?
- Ma no, macché alieni... Te le ricordi quelle due melanzane?
- Ah, sì, quelle dell'altro giorno!...
- Ecco, sì, quelle. Devi sapere che versano in gravi condizioni...
E mi prende a braccetto, portandomi nell'altra sala.
Il delirio non avrà mai fine...
Aforisma del giorno
E' un vero peccato che impariamo le lezioni della vita solo quando non ci servono più.
(Oscar Wilde)
Oggi ascoltiamo
Antony The Johnsons - Frankenstein
http://www.youtube.com/watch?v=XC5gPvfB84g
Metti che uno stia scrivendo al pc per cavoli suoi.
Niente di che, certo... non sto mica facendo un'operazione a cuore aperto, ci mancherebbe.
Solo quel tanto che basta per impegnare il cervello.
Ci si sente vivi per così poco, a volte...
Magari poi uno è anche tutto preso da un programma che non vuol saperne di accettare i dati che si cerca, in ogni modo e maniera, di fargli digerire. Niente...
Gli occhi sono più cotti di due uova in camicia, lo sconforto avanza, il sole compie il suo giro e, in tutto questo immobile baillamme, dove riesco persino a non accorgermi dell'inesorabile trascorrere del tempo, eccolo qua...
Se vedi un mostriciattolo affacciarsi dalla porta con un sorriso da stregatto e un melone tra le zampe già sai che dovrai salvare il salvabile, stendere la schiena dolorante sulla poltroncina girevole, guardarlo di sottecchi e dirgli: "Che c'è?"
- Come che c'è, guarda qua: compri, compri e la roba rischia di andare a male. A questo melone do altri due giorni di vita, se tutto va bene.
- E cosa consiglia l'esimio dottor Leppagorre, in casi disperati come questo?
- Ah, semplice: una terapia d'urto! Si prende il paziente e lo si frulla...
- Frulla... nel senso VRRR VRRR?...
- Sì, certo, mica lo frulliamo nell'immondizia, ma nel frullatore. E mica da solo: ci mettiamo anche quella polpetta spappolata che ti ritrovi nel cranio!
La ciabatta vola verso la porta ma becca lo stipite. E quando mai...
- Ma che sei matto? Guarda che chiamo il telefono viola, eh?
- Magari, così mi ingabbiano, mi danno un pappone di psicofarmaci, faccio la cura del sonno e mi riposo, alla faccia tua!
Avrei voglia di dirgli: aspetta, c'è ancora tempo; quest'estate, con questo caldo, pare non finire mai; che male ti fa se aspettiamo domani?
Ma nemmeno questa sarebbe la mia voce, lo so bene.
Sarebbe quel canto di sirena che mi mi chiama, suadente e subdolo, che mi culla la mente e cerca di attirarmi verso un gorgo dolcissimo e mortale.
Il canto d'una sirena che non sussurra parole, ma un canto di miraggio rovente nel deserto, uno scroscio lieve di onde incessanti sul corpo abbandonato nell'acqua.
Sembra il normale, consueto, rumore della natura nelle sue mille forme.
Invece è il richiamo della stasi, dell'entropia, della fine.
- Insomma... questo è il melone, e quella è la cucina!
Due occhi pungenti m'inchiodano alla realtà, se vogliamo chiamarla tale...
- E cosa vogliamo farci, allora, con 'sto melone?
- Quello che ti pare. Basta che ti muovi - E gli occhi pungono sempre di più, come aghi sottopelle - Su, dài, che ho una fame!
Una crema, ci facciamo una crema, e non se ne parla più. Prendiamo:
500 g melone maturo (un francesino, ma anche un retato, basta che abbia il minimo sindacale di sapore di melone...)
100 ml acqua
100 g zucchero
30 g farina
1 uovo intero
Tagliate la polpa di melone a dadini e frullatela con poca l'acqua (100 ml, o quanto basta per far andare le lame).
Preparare la crema al solito modo: battere l'uovo con lo zucchero, unire la farina e, poscia, unire la polpa del melone frullata.
Mettere a fuoco basso e far addensare, avendo cura di mescolare continuamente.
Quando avrà raggiunto la densità voluta (della crema pasticcera, per capirsi) spegnete la fiamma.
Far freddare bene prima di consumarla. Appena intiepidita fatela riposare in frigo.
(Coperta da una pellicola, lo devo precisare? Sennó vi prende l'odore di cipolla che avete due ripiani più sotto...)
- Mh! Quasi ci siamo...
- Quasi? E che vuoi di più?
- Panna, panna , panna, panna...
Ripete il mantra caseario con gli occhi fuori dal cranio, gialli come non mai.
Quando qualcosa supera le 150 calorie si eccita come un ossesso...
- E datti pace, su! Non ne abbiamo, di panna.
- Ah no?... E dalle profondità del frigo, nascosta dietro una busta di pecorino grattugiato, con la grazia per lui insolita d'un prestidigitatore, eccolo tirar fuori un vasetto di panna. E pure fresca...
- Maledetto, te ne approfitti perché il colesterolo è sceso un pochetto, vero?
- Macché, lo faccio per farti muovere quel sedere piatto che ti ritrovi!
Occhi al cielo, come sempre; e, come sempre, dentro di me so che ha ragione.
Per la mousse:
La crema di cui sopra
125 ml panna montata
3 fogli di colla di pesce (6 g ca.)
Far ammollare i fogli di colla di pesce in acqua fredda, e intanto montare la panna.
La crema sarà ancora calda, no?
Bene, prendete la colla di pesce, strizzatela e mescolate bene il tutto.
Far freddare completamente la crema, prima di unire la panna montata.
Riempire degli stampini, o delle coppette e lasciate riposare in frigo per qualche ora.
- Sei contento, adesso?
- Mh, quasi!
- A Leppago', e datti una regolata no?
- No, non hai capito... Non voglio fare lo scassazebedei a tutti i costi ma è che prima, aprendo il frigo, mi sono accorto di una cosa...
- Oddio, che c'è! Sono sbarcati gli alieni e hanno stabilito una base nel mio frigorifero? Devo chiamare la Casa Bianca? Le redazion dei giornali? ... o il CIM?
- Ma no, macché alieni... Te le ricordi quelle due melanzane?
- Ah, sì, quelle dell'altro giorno!...
- Ecco, sì, quelle. Devi sapere che versano in gravi condizioni...
E mi prende a braccetto, portandomi nell'altra sala.
Il delirio non avrà mai fine...
Aforisma del giorno
E' un vero peccato che impariamo le lezioni della vita solo quando non ci servono più.
(Oscar Wilde)
Oggi ascoltiamo
Antony The Johnsons - Frankenstein
http://www.youtube.com/watch?v=XC5gPvfB84g
sabato 16 giugno 2012
Monti di lavanda
Ovvero: Crema pasticcera alla lavanda.
- Hai visto Leppagorre? Siamo al Rione Monti(1), dove c'era quel bel negozietto che vende la lavanda di Venzone.
Ora possiamo finalmente prenderne un po' di quella alimentare, sei contento?
- Mica tanto...
E te pareva... Chissà da chi ha preso, eh?
- Eh, ma pensa a quante belle cosette ci potremo cucinare, no?
E qui, appena sente la parola "cucinare" si ringalluzzisce tutto, frizza come lo spumante, scoppietta come un fulmine domestico...
"Cucina" per il mio demonietto è come "pittura" per quello di Van Gogh, come "versi" per quello della Cvetaeva, come "posizione dell'ostrica viennese" per Ilona...
Insomma, a farla breve: entro in un'oasi di profumo dolce e rassicurante, in una nube lilla(2) che riposa gli occhi e il cuore.
Chi pensa che l'aroma di lavanda abbia solo funzione di antitarme o sia alla base di profumi demodé deve entrare qui e chiudere gli occhi. Ecco: una distesa immensa pettinata dal vento, l'odore di mille e mille fiori portato dalla brezza...
... poi aprirli, e sentirsi invadere da tanta delicatezza.
Prendo due sacchettini di lavanda e continuo il mio solito itinerario da "turista nativo" che tanto amo.
E adesso?...
Se ci facessi una crema? La cosa più semplice del mondo.
Ogni crema in fondo è formata da elementi liquidi (latte o succo di frutta), elementi addensanti (farina o fecola), aromi e, nel caso della pasticcera, le uova.
Vi viene in mente niente?…
Se aromatizziamo l’elemento liquido aggiungiamo altre variabili alla nostra equazione.
E poi noi... siamo cosììì, dolcemente complicatiii...
Quindi:
250 ml latte
60 g zucchero
30 g farina
2 tuorli
2 cucchiaini di lavanda essiccata.
Far bollire il latte con la lavanda e lasciare in infusione per circa 5 minuti.
Battere come di norma i tuorli con lo zucchero e aggiungere quindi la farina.
Stemperare con il latte e far rapprendere a fuoco basso mescolando sempre fino ad addensamento.
Se la volete più barzotta, ossia che rimanga più soda, utilizzare, invece dei due tuorli, un uovo intero.
Stesso procedimento.
Quella di soli tuorli avrà un sapore più deciso di uova e una consistenza più cremosa.
Quella con le uova intere, grazie alle proteine dell'albume che, assieme a quelle del tuorlo imprigioneranno in una rete solida il liquido (nel nostro caso il latte), resterà un po' più sostenuta e dal sapore più delicato.
Questione di gusti, di utilizzo e di demoni interiori...
Devo dirlo? Io l'ho dovuta provare in tutti e due i modi, altrimenti non avrei avuto pace.
La differenza è sottile, e di sicuro si perderebbe se la crema non venisse consumata al cucchiaio ma impiegata per farcire torte o bigné.
Leppagorre... cos'è che hai in mente adesso?...
Note
(1) Tra la stazione Termini e il Colosseo, costeggiando via Cavour, per intenderci.
(2) Si chiama infatti: l'Angolo Viola, in via Baccina 13.
E un sito che esordisce con: "In un termine polinesiano, moemoea, che in italiano si traduce in “sogno”, si racchiude la passione di Maurizio e Tiziana Candelori per la lavanda..." come si fa a non amarlo?
Stornello romano del giorno:
Fior de lavanda,
chi cià li sordi in borza sempre conta
chi cià l'amore in core sempre canta
Oggi ascoltiamo:
Pacifico con Malika Ayane - "L'unica cosa che resta"
http://www.youtube.com/watch?v=lbz0aZIoEs4
- Hai visto Leppagorre? Siamo al Rione Monti(1), dove c'era quel bel negozietto che vende la lavanda di Venzone.
Ora possiamo finalmente prenderne un po' di quella alimentare, sei contento?
- Mica tanto...
E te pareva... Chissà da chi ha preso, eh?
- Eh, ma pensa a quante belle cosette ci potremo cucinare, no?
E qui, appena sente la parola "cucinare" si ringalluzzisce tutto, frizza come lo spumante, scoppietta come un fulmine domestico...
"Cucina" per il mio demonietto è come "pittura" per quello di Van Gogh, come "versi" per quello della Cvetaeva, come "posizione dell'ostrica viennese" per Ilona...
Insomma, a farla breve: entro in un'oasi di profumo dolce e rassicurante, in una nube lilla(2) che riposa gli occhi e il cuore.
Chi pensa che l'aroma di lavanda abbia solo funzione di antitarme o sia alla base di profumi demodé deve entrare qui e chiudere gli occhi. Ecco: una distesa immensa pettinata dal vento, l'odore di mille e mille fiori portato dalla brezza...
... poi aprirli, e sentirsi invadere da tanta delicatezza.
Prendo due sacchettini di lavanda e continuo il mio solito itinerario da "turista nativo" che tanto amo.
E adesso?...
Se ci facessi una crema? La cosa più semplice del mondo.
Ogni crema in fondo è formata da elementi liquidi (latte o succo di frutta), elementi addensanti (farina o fecola), aromi e, nel caso della pasticcera, le uova.
Vi viene in mente niente?…
Se aromatizziamo l’elemento liquido aggiungiamo altre variabili alla nostra equazione.
E poi noi... siamo cosììì, dolcemente complicatiii...
Quindi:
250 ml latte
60 g zucchero
30 g farina
2 tuorli
2 cucchiaini di lavanda essiccata.
Far bollire il latte con la lavanda e lasciare in infusione per circa 5 minuti.
Battere come di norma i tuorli con lo zucchero e aggiungere quindi la farina.
Stemperare con il latte e far rapprendere a fuoco basso mescolando sempre fino ad addensamento.
Se la volete più barzotta, ossia che rimanga più soda, utilizzare, invece dei due tuorli, un uovo intero.
Stesso procedimento.
Quella di soli tuorli avrà un sapore più deciso di uova e una consistenza più cremosa.
Quella con le uova intere, grazie alle proteine dell'albume che, assieme a quelle del tuorlo imprigioneranno in una rete solida il liquido (nel nostro caso il latte), resterà un po' più sostenuta e dal sapore più delicato.
Questione di gusti, di utilizzo e di demoni interiori...
Devo dirlo? Io l'ho dovuta provare in tutti e due i modi, altrimenti non avrei avuto pace.
La differenza è sottile, e di sicuro si perderebbe se la crema non venisse consumata al cucchiaio ma impiegata per farcire torte o bigné.
Leppagorre... cos'è che hai in mente adesso?...
Note
(1) Tra la stazione Termini e il Colosseo, costeggiando via Cavour, per intenderci.
(2) Si chiama infatti: l'Angolo Viola, in via Baccina 13.
E un sito che esordisce con: "In un termine polinesiano, moemoea, che in italiano si traduce in “sogno”, si racchiude la passione di Maurizio e Tiziana Candelori per la lavanda..." come si fa a non amarlo?
Stornello romano del giorno:
Fior de lavanda,
chi cià li sordi in borza sempre conta
chi cià l'amore in core sempre canta
Oggi ascoltiamo:
Pacifico con Malika Ayane - "L'unica cosa che resta"
http://www.youtube.com/watch?v=lbz0aZIoEs4
martedì 15 maggio 2012
Crema suscettibile all'arancia
- Ah, suscettibile è la crema, eh?.... Boh...
Leppagorre, smettila dài, che già vado per uno...
Non è che debba partire per la Patagonia, però lo sai che ho sempre l'impressione di dimenticare qualcosa.
Quante volte mi accerterò che il gas sia ben chiuso? Che le finestre abbiano tutte le tapparelle abbassate? Che qualche pianta non mi muoia di fame? E, beh, figlio di tanta madre...
C'è poco da ridere... Ti lascio a Roma da solo, eh?
Va bene... la crema è suscettibile solo perché è... suscettibile d'essere aromatizzata a nostro piacimento.
Magari con una puntina di cannella in polvere, o con del cardamomo...
No, Leppagorre, con la curcuma no, non mi prendere in giro, eh?
Sì, la metterei ovunque, ma c'è un limite a tutto, no?...
- No...
Lo sapevo che mi rispondevi così, demonietto infame.
Insomma, volevo solo un accompagno per una merenda veloce veloce e, visto che avevo qualche arancia in frigo che rischiava la rianimazione, ho pensato di farmici una cremina.
Quindi:
2 uova
200 ml succo d'arancia (con 4 arance ci possiamo stare...)
70 g zucchero
25 g farina.
Orbene, in primis lavoriamo in una casseruola le uova (intere, sì...) con lo zucchero.
No, Leppagorre. il guscio no... Con te farò una brutta fine, lo so...
Aggiungiamo la farina e stemperiamo il composto con il succo d'arancia.
Mettere sul fuoco a fiamma bassa e, sempre mescolando, far addensare la crema.
Le uova non sopportano temperature troppo alte, a 84° si rischia il collasso.
- Poverine...
Dicevo... È importante quindi lavorare le creme a fiamma bassa, e magari a bagno maria, per andare sul sicuro.
Comunque mescolare sempre, cucchiaio alla mano di santa pazienza.
Quando sarà addensata trasferirla in una ciotola (la pentola continua a cuocere, signora mia...) e farla raffreddare, agitandola di tanto in tanto per evitare che formi la pellicola.
Quindi prendere una fetta di Zingiberella, disporla sul piattino e sposarla con un abbondante cucchiaiata di crema. Pure due, va...
- Io ci volevo la lavanda, uffa...
Con te, Leppagorre mio, ho partita persa, lo so. Al nostro ritorno si va in quel negozietto del rione Monti che ha lavanda in tutte le salse e ti ci faccio il bagno, giuro...
Detto sardo del giorno:
Sa cosa cocta non tornat mai crua.
La cosa cotta non torna mai cruda.
Oggi ascoltiamo:
Piero Marras - Mere manna (Rondinedda)
http://www.youtube.com/watch?v=ORLdSguZTjg&feature=related
...mere manna, mere mea
fala commo dae su kelu
gai ti fakes un'idea
si su mundu est maccu a beru
mere manna mere mea...
Eh sì, su mundu est maccu a beru...
Leppagorre, smettila dài, che già vado per uno...
Non è che debba partire per la Patagonia, però lo sai che ho sempre l'impressione di dimenticare qualcosa.
Quante volte mi accerterò che il gas sia ben chiuso? Che le finestre abbiano tutte le tapparelle abbassate? Che qualche pianta non mi muoia di fame? E, beh, figlio di tanta madre...
C'è poco da ridere... Ti lascio a Roma da solo, eh?
Va bene... la crema è suscettibile solo perché è... suscettibile d'essere aromatizzata a nostro piacimento.
Magari con una puntina di cannella in polvere, o con del cardamomo...
No, Leppagorre, con la curcuma no, non mi prendere in giro, eh?
Sì, la metterei ovunque, ma c'è un limite a tutto, no?...
- No...
Lo sapevo che mi rispondevi così, demonietto infame.
Insomma, volevo solo un accompagno per una merenda veloce veloce e, visto che avevo qualche arancia in frigo che rischiava la rianimazione, ho pensato di farmici una cremina.
Quindi:
2 uova
200 ml succo d'arancia (con 4 arance ci possiamo stare...)
70 g zucchero
25 g farina.
Orbene, in primis lavoriamo in una casseruola le uova (intere, sì...) con lo zucchero.
No, Leppagorre. il guscio no... Con te farò una brutta fine, lo so...
Aggiungiamo la farina e stemperiamo il composto con il succo d'arancia.
Mettere sul fuoco a fiamma bassa e, sempre mescolando, far addensare la crema.
Le uova non sopportano temperature troppo alte, a 84° si rischia il collasso.
- Poverine...
Dicevo... È importante quindi lavorare le creme a fiamma bassa, e magari a bagno maria, per andare sul sicuro.
Comunque mescolare sempre, cucchiaio alla mano di santa pazienza.
Quando sarà addensata trasferirla in una ciotola (la pentola continua a cuocere, signora mia...) e farla raffreddare, agitandola di tanto in tanto per evitare che formi la pellicola.
Quindi prendere una fetta di Zingiberella, disporla sul piattino e sposarla con un abbondante cucchiaiata di crema. Pure due, va...
- Io ci volevo la lavanda, uffa...
Con te, Leppagorre mio, ho partita persa, lo so. Al nostro ritorno si va in quel negozietto del rione Monti che ha lavanda in tutte le salse e ti ci faccio il bagno, giuro...
Detto sardo del giorno:
Sa cosa cocta non tornat mai crua.
La cosa cotta non torna mai cruda.
Oggi ascoltiamo:
Piero Marras - Mere manna (Rondinedda)
http://www.youtube.com/watch?v=ORLdSguZTjg&feature=related
...mere manna, mere mea
fala commo dae su kelu
gai ti fakes un'idea
si su mundu est maccu a beru
mere manna mere mea...
Eh sì, su mundu est maccu a beru...
sabato 24 marzo 2012
Brendi una Dorda... Una torta al Brandy.
No, non sto facendo dello spirito facile scherzando sulle razze umane.
È cosa da stupidi, si sa, come ridere di chi cade su una buccia di banana.
Questo, davvero, non sta bene.
E poi le razze umane non esistono, ne esiste una sola, almeno finché potremo continuare a incrociare allegramente tra di noi i nostri geni, mescolando colori e fogge, e dandoci nuove abitudini.
In realtà parlo col naso solo perché sono raffreddato, mannaggia la pupazza...
Stare così in primavera è davvero fastidioso: l'aria calda istiga a uscire, a sentire il suo sussurro sulla pelle e invece... invece... inveceee.... etciùùùù! Uffa...
Quasi quasi mi faccio un dolcetto, anzi lo invento e poi lo propino alla mia cavia, il mio amico e vicino di casa Elio.
Alzi la mano chi, amando cucinare, non ha mai avuto una "cavia".
Quella che avevo di solito ha preso il via qualche tempo fa (e non a causa della mia cucina, maligni che non siete altro...) e quindi per avere dei pareri spassionati occorre trovare altri amici e altre papille disponibili.
Beh, vedremo che dirà l'assaggiatore ufficiale.
Torta al Brandy.
150 g farina
100 g burro
100 g zucchero
1 uovo
2 cucchiai di miele
(e non fate i tirchi, per queste cose usate quello buono... Il miele è come l'olio e il caffè: dev'esse bbono)
40 ml Brandy (anche qui: aprite la bottiglia di zio Aristide, non usate quello della fiaschetta ascellare di zia Cleope...)
1 cucchiaio di scorze d'arancia candite tritate
1/2 bustina di lievito in polvere
1 pizzico al braccio per restare svegli e uno di sale per la torta...
Lasciare a macerare per un'ora le scorzette d'arancia nel Brandy.
Lavorare il burro pomata (basta lasciarlo a temperatura ambiente per una mezz'ora, o per un minutino al microonde in fase scongelamento) con lo zucchero.
Unire l'uovo e mescolare bene con la frusta.
Aggiungere il miele, il Brandy e le scorzette e, pian piano, la farina bella setacciata.
Questa dose basta per due mini-teglie da 14cm oppure uno stampo unico da 20cm.
Ah, se siete single compratevi teglie di piccole dimensioni, sennó ogni volta occorre sbafarsi un tortolone gigante da 24 cm di diametro almeno... e poi chi vi sente?
Non mi entrano i pantaloni!!! Come faccio col costume???
Cuocere a 180° per una mezz'ora, prova stecchino (o spaghetto) permettendo.
Fare raffreddare bene su una gratella e preparare una farcia.
Mhhh... quale faccio? E se provassi una Fudge al cioccolato?...
Crema Fuggi-e-vai (nel senso che poi occorre fuggire e farsi dodici giri di palazzo in corsa per smaltirne le calorie...)
150 ml latte condensato
100 g cioccolato fondente
40 g burro.
Ora, se non volete comprare il latte condensato siete padronissimi di farvelo a casa...
E come? Ma così, no?:
125 g zucchero a velo
90 g latte
15 g burro
Mescolate bene lo zucchero al velo col latte, scogliendo tutti i grumi che si formeranno, unire il burro e mettete sul fuoco. Fate bollire per 8, 10' a fuoco bassissimissimo... deve solo sobbollire, placidamente, senza attaccarsi.
Ora unite al nostro latte condensato fatto in casa il cioccolato a pezzetti e il burro e mescolate bene bene.
Fate raffreddare a temperatura ambiente prima di utilizzare.
La crema Fuggi-e-vai rimessa in frigo si rapprende e assume una consistenza... mhhhhhh deliziosa....
Una volta farcita la nostra creatura con uno o due strati di crema Fuggi la poniamo a riposare un quarto d'ora in frigo.
Eh sì, è stanca, ne ha passate di cotte e di crude, povera stella...
Intanto pensiamo a er sopra. Che ci metto?... Boh...
E se provassi a fare una glassa al cioccolato bianco, visto che non ci ho provato mai?
Magari, chissà, ci sta pure bene.
Tanto, 15876 Kcalorie per mg in più o in meno, che volete che sia...
Glassa al cioccolato bianco.
100 g cioccolato bianco
100 g zucchero a velo
45 g burro
50 ml panna liquida.
Mascolare in una pentola la panna con lo zucchero e il burro. Fate cuocere per qualche minuto.
Aggiungere il cioccolato bianco a fuoco spento e farlo sciogliere bene, mescolando continuamente.
Far freddare un poco (almeno a 35°) per utilizzarla.
Una bomba...
Poniamo la creatura su una gratella (io uso quella del microonde), mettendoci sotto una scodella per far colare la glassa in eccesso e così, piano piano, versare la glassa uniformemente sul dolce.
Se occorre fate riposare qualche minuto in frigo e ripetere l'operazione.
Far rapprendere in frigo la copertura e poi... aprite le danze!
Ah, ora che ci penso, una volta rappresa la farcia e la glassa il dolce va tenuto a temperatura ambiente, come la Sacher (lo sapevate, no?, che non va MAI messa in frigo?... Bene!)
Cosa? Avete paura che si guasti con 'sto caldo? Che scateni orde botuliniche mortali?
Abbiate fiducia durerà così poco (da Natale a Santo Stefano, diciamo qui) che non ne avrà materialmente il tempo.
Me ne prendo una fetta e ad occhi chiusi l'assaporo sentendo la voce di Lisa Gerrard...
Ah, cos'ha detto la "cavia"? "Aho, bbona... pare una merendina!"
Sì, una di quelle che ti tentano tre volte tanto.
Riuscendoci senza fatica.
Detto romano del giorno:
Nun sempre ride la moje der ladro.
Oggi ascoltiamo:
Dead Can Dance - Sanvean
http://www.youtube.com/watch?v=Ttt1ks991Dk
È cosa da stupidi, si sa, come ridere di chi cade su una buccia di banana.
Questo, davvero, non sta bene.
E poi le razze umane non esistono, ne esiste una sola, almeno finché potremo continuare a incrociare allegramente tra di noi i nostri geni, mescolando colori e fogge, e dandoci nuove abitudini.
In realtà parlo col naso solo perché sono raffreddato, mannaggia la pupazza...
Stare così in primavera è davvero fastidioso: l'aria calda istiga a uscire, a sentire il suo sussurro sulla pelle e invece... invece... inveceee.... etciùùùù! Uffa...
Quasi quasi mi faccio un dolcetto, anzi lo invento e poi lo propino alla mia cavia, il mio amico e vicino di casa Elio.
Alzi la mano chi, amando cucinare, non ha mai avuto una "cavia".
Quella che avevo di solito ha preso il via qualche tempo fa (e non a causa della mia cucina, maligni che non siete altro...) e quindi per avere dei pareri spassionati occorre trovare altri amici e altre papille disponibili.
Beh, vedremo che dirà l'assaggiatore ufficiale.
Torta al Brandy.
150 g farina
100 g burro
100 g zucchero
1 uovo
2 cucchiai di miele
(e non fate i tirchi, per queste cose usate quello buono... Il miele è come l'olio e il caffè: dev'esse bbono)
40 ml Brandy (anche qui: aprite la bottiglia di zio Aristide, non usate quello della fiaschetta ascellare di zia Cleope...)
1 cucchiaio di scorze d'arancia candite tritate
1/2 bustina di lievito in polvere
1 pizzico al braccio per restare svegli e uno di sale per la torta...
Lasciare a macerare per un'ora le scorzette d'arancia nel Brandy.
Lavorare il burro pomata (basta lasciarlo a temperatura ambiente per una mezz'ora, o per un minutino al microonde in fase scongelamento) con lo zucchero.
Unire l'uovo e mescolare bene con la frusta.
Aggiungere il miele, il Brandy e le scorzette e, pian piano, la farina bella setacciata.
Questa dose basta per due mini-teglie da 14cm oppure uno stampo unico da 20cm.
Ah, se siete single compratevi teglie di piccole dimensioni, sennó ogni volta occorre sbafarsi un tortolone gigante da 24 cm di diametro almeno... e poi chi vi sente?
Non mi entrano i pantaloni!!! Come faccio col costume???
Cuocere a 180° per una mezz'ora, prova stecchino (o spaghetto) permettendo.
Fare raffreddare bene su una gratella e preparare una farcia.
Mhhh... quale faccio? E se provassi una Fudge al cioccolato?...
Crema Fuggi-e-vai (nel senso che poi occorre fuggire e farsi dodici giri di palazzo in corsa per smaltirne le calorie...)
150 ml latte condensato
100 g cioccolato fondente
40 g burro.
Ora, se non volete comprare il latte condensato siete padronissimi di farvelo a casa...
E come? Ma così, no?:
125 g zucchero a velo
90 g latte
15 g burro
Mescolate bene lo zucchero al velo col latte, scogliendo tutti i grumi che si formeranno, unire il burro e mettete sul fuoco. Fate bollire per 8, 10' a fuoco bassissimissimo... deve solo sobbollire, placidamente, senza attaccarsi.
Ora unite al nostro latte condensato fatto in casa il cioccolato a pezzetti e il burro e mescolate bene bene.
Fate raffreddare a temperatura ambiente prima di utilizzare.
La crema Fuggi-e-vai rimessa in frigo si rapprende e assume una consistenza... mhhhhhh deliziosa....
Una volta farcita la nostra creatura con uno o due strati di crema Fuggi la poniamo a riposare un quarto d'ora in frigo.
Eh sì, è stanca, ne ha passate di cotte e di crude, povera stella...
Intanto pensiamo a er sopra. Che ci metto?... Boh...
E se provassi a fare una glassa al cioccolato bianco, visto che non ci ho provato mai?
Magari, chissà, ci sta pure bene.
Tanto, 15876 Kcalorie per mg in più o in meno, che volete che sia...
Glassa al cioccolato bianco.
100 g cioccolato bianco
100 g zucchero a velo
45 g burro
50 ml panna liquida.
Mascolare in una pentola la panna con lo zucchero e il burro. Fate cuocere per qualche minuto.
Aggiungere il cioccolato bianco a fuoco spento e farlo sciogliere bene, mescolando continuamente.
Far freddare un poco (almeno a 35°) per utilizzarla.
Una bomba...
Poniamo la creatura su una gratella (io uso quella del microonde), mettendoci sotto una scodella per far colare la glassa in eccesso e così, piano piano, versare la glassa uniformemente sul dolce.
Se occorre fate riposare qualche minuto in frigo e ripetere l'operazione.
Far rapprendere in frigo la copertura e poi... aprite le danze!
Ah, ora che ci penso, una volta rappresa la farcia e la glassa il dolce va tenuto a temperatura ambiente, come la Sacher (lo sapevate, no?, che non va MAI messa in frigo?... Bene!)
Cosa? Avete paura che si guasti con 'sto caldo? Che scateni orde botuliniche mortali?
Abbiate fiducia durerà così poco (da Natale a Santo Stefano, diciamo qui) che non ne avrà materialmente il tempo.
Me ne prendo una fetta e ad occhi chiusi l'assaporo sentendo la voce di Lisa Gerrard...
Ah, cos'ha detto la "cavia"? "Aho, bbona... pare una merendina!"
Sì, una di quelle che ti tentano tre volte tanto.
Riuscendoci senza fatica.
Detto romano del giorno:
Nun sempre ride la moje der ladro.
Oggi ascoltiamo:
Dead Can Dance - Sanvean
http://www.youtube.com/watch?v=Ttt1ks991Dk
martedì 13 marzo 2012
Colesterina
Oggi al mercato c'era un cestino di fragole a prezzo abbordabile.
Mi sono detto: Tiè, è arrivata la primavera e nemmeno te ne sei accorto...
Sai che faccio? Una torta, anzi una tortina, visto che i pantaloni lanciano alte strida al momento che me li infilo...
Eh, sì, mi dovrò dare proprio una regolata, non per l'estetica, che è quella che è, quanto per la salute, visto che il colesterolo...
Allora, bene, diamo un degno arrivederci alle creme e ai pandispagna.
D'altronde non si salutano con una festa grandiosa anche gli amici che partono (e che qualche volta non ritornano?...).
Allora raduniamo tutti gli ammenicoli e facciamo una bella festicciola.
Per me solo? Sì, perché io valgo...
Il nome Colesterina è nato così, per gioco e per sfottò verso queste farciture burrose che piacciono tanto ai nostri amici anglosassoni.
Inoltre, se avete un nemico da eliminare senza farvi scoprire, invitatelo pure per un tè e, invece del solito arsenico disciolto, offritegli una fetta di questo dolce. Lo troveranno stecchito dopo qualche giorno col sangue coagulato, i globuli rossi galleggianti su panetti di burro e il fegato imploso come una stella morta nella panza…
Vabbè, esagero…
La torta è un PdS a massa pesante (tanto per restare in tema) da due uova, ossia:
Vabbè, esagero…
La torta è un PdS a massa pesante (tanto per restare in tema) da due uova, ossia:
2 uova
100 g zucchero
100 g farina
Questa proporzione (1:50:50) dà un impasto con una struttura meno vaporosa e un po' più compatta di quella che solitamente si ottiene con il rapporto (1:30:30). L'ideale per una Colesterina... Il procedimento è il solito per il PdS, quindi è inutile ripeterci.
E come la farcisco?... E qui la questione lascia poche alterantive. L'unica praticabile è: fàmose male!
Una volta osai una farcia composta da due strati di mascarpone e nutella, ma certi sbagli nella vita non vanno ripetuti...
Piuttosto, facciamone di nuovi!
Quindi, all'interno metteremo una semplice, leggerissima, dietetica, crema al burro vanigliata.
Volendo la si può anche colorare a piacere ma io volevo una cosa semplice semplice...
Bene, la torta è fredda? Togliamo la calottina superiore, tagliamola in due, e diamo una bagnatina con poco latte, così, tanto per ammorbidirla un po'. Farcirla con la crema al burro vanigliata, distribuendola uniformemente, e coprire con l'altro disco di PdS.
E sopra? Cioè er frosting? Mhh... Abbiamo fatto trenta, facciamo pure trentuno!
Una bella copertura al mascarpone e philadelphia e passa la paura!
Quindi:
250 g mascarpone
200 g Philadelphia
150 g zucchero a velo
Lavorare i due formaggi in una ciotola, senza usare le fruste.
Il mascarpone, infatti, è un tipetto permaloso e se lo si frusta lui... si separa, si aggruma, si arriccia.
È il suo modo di fare un pernacchione a chi sta cucinando...
Perciò mescolare energicamente ma solo con il cucchiaio di legno.
Unire a mano a mano lo zucchero e amalgamare il tutto.
Ora ricoprire i bordi e la superficie del dolce aiutandovi con una spatola per pareggiare la farcitura, che verserete con un cucchiaio (e non con la stessa spatola con cui la distribuirete, perché questa potrebbe imbriociolarsi e rovinare l'effetto).
Bene, passate leggermente lungo i bordi e sulla superficie con la spatola. Se avete un piatto girevole siete a cavallo...
Ah, che bellezza...
E le fragole? Oddio... Ho fatto tutto 'sto macello e me le stavo dimenticando in un angoletto!
Eh no, eh: sono le prime dell'anno che assaggio, quindi le metto tutte belle in fila sulla tortina e una me la mangio subito, esprimendo un desiderio...
Deliziosamente impegnativa…
Detto romano del giorno:
Nun so' ppe' l'asini li confetti.
I confetti non sono roba per gli asini. E, anche:
A volè lavà la testa ar somaro se spreca tempo e sapone.
Oggi ascoltiamo:
Rocky Horror Show - Don't dream it
http://www.youtube.com/watch?v=_T9gYbrarYY
Nun so' ppe' l'asini li confetti.
I confetti non sono roba per gli asini. E, anche:
A volè lavà la testa ar somaro se spreca tempo e sapone.
Oggi ascoltiamo:
Rocky Horror Show - Don't dream it
http://www.youtube.com/watch?v=_T9gYbrarYY
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