mercoledì 22 maggio 2013

Torta Cicchedda. A volte ritornano, anche i demoni.

- Ma... cos'è 'sto puzzo micidiale?
- Niente, Leppagorre, niente... E comunque bentornato, eh?
 
 

- Ma come, niente! A me pare come di... sniff... sniff... come di soffritto dimenticato sul fornello!
- Uffa, e va bene! Ho dimenticato l'aglio sul fuoco e invece dell'aglione mi sono cucinato il carbone. Va
bene ora?
- Tu che bruci l'aglio?... Ahó, non posso mancare una settimana e già mi ti ammosci come un soufflée!
- Ma lascia stare, su... E non infierire, almeno tu.
- E questo cos'è?
- Non la vedi? Una scatoletta. Non ne hai mai mangiate, tu? Ma se saresti capace anche di mangiare pure tua madre trifolata, qualora te la proponessero.
- A parte che l'ho fatto...
- Come, l'hai fatto...
- E certo! Fa parte di uno dei nostri passaggi all'età adulta in cui... oh, ma che vado a spiegare a te i dettagli sociologici della vita di noi demoni.
- Sì, meglio lasciar perdere, guarda... Non voglio sentire panzane!
- Quindi, fammi capire: aglio bruciato (e uno), scatoletta di... sgombri?... sottolio (e due)...
- Sì, ma fatti in insalata con arancia e accompagnati da pomodorini. Era solo una cenetta veloce veloce.
 

- E vabbè... e queste? Confezioni di frutta secca! Mandorle... noci... e pure pinoli! E non vedo pabassine in giro! Poi ti lamenti di poter entrare nei tuoi jeans solo usando un calzante!
- Dà qua! A parte che non mi piace che frughi così nell'immondizia!
- Ma noi gatti amiamo frugare nell'immondizia, non lo sai, forse?
- Ma quale gatto e gatto d'Egitto!
- In realtà vengo dalla Persia, non dall'Egitto. Là, invece, ci viveva
- Chi?...
- Bastet, la Dea Gatto. Mia zia...
- Pure! Insomma, Egitto o Persia che sia: ma di quale gatto vai cianciando? Sei solo un demoniaccio rompiballe che viene e va quando gli pare e che ha residenza nella mia panza! E vieni a fare la morale a me, così, d'amblé?
- Senti, se qui non muoviamo 'sta palla restiamo a bocce ferme.
- Che vai dicendo...
- Qui tocca darsi una mossa, bello mio! Non puoi restare in pieno trip come un drogato, seduto su una panchina a contare i fili d'erba per ore e ore...
- Ma io...
- ... né puoi imbottirti come un adolescente bulimico di parole non tue solo perché non sai affrontare le "tue" parole...
- Ma io...
- ... né mi puoi fare come le persone che tanto ami deprecare, quelli che non vivono ma passano la vita a distrarsi!
- Ma...
- Su, su! Apriamo un po' 'ste finestre e facciamo entrare un po' d'aria, che qui non si respira!
- Ma fuori piove!...
- Meglio, così entra quell'aria carica di altre cucine, di foglie bagnate, di vento lontano. E magari riesce anche a renderti meno malmostoso.
- ...
- Be'? Dov'è che vai, adesso?
- A cucinare. E dove, sennó?... Allora, che fai? Non vieni a farmi compagnia?
- Finalmente!... E che fai?
- Visto che sono rimasto senza, mi preparo un ciambellone, ma senza buco.
- Per la colazione?
- Sì, ma anche per fine pasto o per la merenda. È una torta semplice, modesta.
- Tanto per ricominciare....
- Sì. Tanto per ricominciare.

Torta Cicchedda
E visto che m'è rimasta ancora qualche mandorla ne approfitto.
L'aroma di mandorle mi ricorda il nostro Sud. O anche il nostro Ovest (sa Sardigna amada).
Le dosi sono:
250 g    farina
50 g      mandorle (anche non pelate, vedi sotto)
100 g    burro fuso
125 g    yogurt (un vasetto piccolo)
2           uova intere
80 g      arancia candita tritata
30 g      pinoli
1 cucchiaino d'acqua di fior d'arancio
1 punta di cannella.
Il procedimento è quello solito degli impasti montati.
Lavorare le uova intere e lo zucchero con una frusta, aggiungere quindi gli aromi, il burro fuso e lo yogurt, mescolando bene.
Tritare le mandorle assieme a un paio di cucchiai di farina.
Quelle non pelate, a gusto mio, sono molto meglio: la pellicina dà ai dolci quel tono d'amarognolo che non guasta affatto.
Se riusciste anche a trovarne qualcuna di quelle amare (o anche le armelline, i noccioli dell'albicocca o della pesca) unitene pure tre o quattro all'impasto, macinate assieme alle altre, o altrimenti fate come me (che ho i piedi ancora doloranti...): aggiungete una fialetta di aroma gusto mandorla, e tanti saluti.
Eh, be'! Quanno ce vò ce vò!
Unire al composto le mandorle e il resto della farina, amalgamando il tutto.
Nel frattempo tostare i pinoli su un padellino antiaderente, senza aggiungere olio né burro.
Basteranno pochi minuti, basta avere l'accortezza di agitarli spesso per non bruciacchiarli.
Unire l'arancia candita e i pinoli all'impasto, quindi mescolare velocemente e versare nello stampo (da 24 cm, ebbene sì...) e far cuocere in forno caldo a 180° per la solita mezz'ora.
Dopo la prova stecchino potrete sformare la Cicchedda e farla raffreddare su una gratella prima di sformarla.


- Ma mi spieghi una cosa?
- Dimmi pure.
- Ma quegli orribili stivaletti? Ne vogliamo parlare?
- Orribili?? Ma che ti si è bruciato il cervello, assieme all'aglio? Guarda come sono belli, invece... E non li ho pagati niente, tra l'altro!
- Hai rubato anche questi!
- No, macché rubato! Li ho vinti a briscola al gatto con gli stivali.
- Il gatto...? Ma per favore!
- Sì, proprio lui! Ma perché, credi che vada ancora in giro con quei camperos da pioniere? Se vedessi come è diventato fighetto col suo gilet di pelle di pitone! E ha pure un piercing all'ombelico e uno per ogni capezzolo!
- Oddio, basta... ah, ah, ah... ti prego, basta... che sennó mi strozzo!
- Come no? E vedessi con quale strappona s'accompagna! Nemmeno Bukowski buonanima ha mai osato tanto!


- Eh, immagino... Ma dimmi un po': e tua zia Bastet?
- Mah, non la vedo da una vita. Pensa che era già bella vecchia quando sono nato. Adesso sarà diventata una mummia...

Detto romano del giorno
Co lo sbajà se impara.

Perché:
Gnisuno semo nati imparati.


Oggi ascoltiamo
Alfredo Cohen - Valery (Cohen-Battiato-Pio)

http://www.youtube.com/watch?v=m1pINqeZCsU

sabato 18 maggio 2013

Pessoa...

"Le mie ore più felici sono quelle in cui non penso nulla, in cui non voglio nulla, in cui non sogno neppure, perso in un torpore di vegetale errato, mero muschio cresciuto sulla superficie della vita."

Fernando Pessoa

giovedì 9 maggio 2013

Modernariato, vintage o che?...

"Se ci fosse un oggetto chiamato come voi quale vorreste che fosse?"
"Ho deciso per un macinino da caffè. Il macinino da caffè è sufficientemente vetusto, ha una sua dignità, è per intenditori che sanno assaporare i piaceri della vita"

Quest'oggetto m'accompagna da sempre, come il ricordo del caffè che mia madre comprava in grani in una torrefazione per macinarselo da sé.
Un negozio enorme e semibuio, che oramai non esiste più da anni, un antro di profumi meravigliosi: i più familiari e più lontani.
Dalla borsa di mia madre il profumo del caffè ci accompagnava fino alla porta di casa.
Ero inebriato: mi pareva di aver portato con noi, ogni volta, un pezzo di mondo.
Vorrà dire che questo lo chiamerò Amanda.
Sì, mi piace così.

mercoledì 8 maggio 2013

Cena di compleanno (3/3) - Bavarese d'arancia e mirto

L'ultima volta che ho controllato i valori del colesterolo, la dottoressa mi guarda fisso negli occhi come a dire: "A Riccà, ma se continui a magnà così c'è poco da fà!"
E io, spudorato come pochi, le faccio: "A dottoré, io nun fumo, nun me drogo, nun gioco d'azzardo, nun bevo, si nun è quarche vorta pe na cena che merita; sesso, poi, giusto o spiritosanto... Che devo fà? Fateme armeno magnà! Così, si me pija 'n córpo, è mejo che me pija colla bbocca piena de bbigné! Arméno, quella sì che sarebbe na bbella morte!"
Ovviamente tale slancio edonista non ha avuto l'esito sdrammatizzante che avrei sperato, e sono stato invitato, con la massima celerità a rigar dritto.
Ecco, dolci ne sto facendo davvero meno, ma la sera del mio compleanno che faccio: nemmeno una tortina piccina picciò?...
Che tristezza infinita il compleanno senza una torta...
Come la stazione deserta d'estate e tu che arrivi trafelato e sfinito, e nessuno che stia lì ad aspettarti. Solo il fri-fri beffardo delle cicale e qualche cartaccia smossa dal vento...
Come passeggiare di notte preso da mille pensieri, immerso nella sensazione di desolazione e smarrimento ed essere schifato anche dai ladri o dai cani randagi, con nemmeno la soddisfazione di una misera, squallida, perversa distrazione...
Come fare un lavoro certosino che ha messo a dura prova le poche capacità manuali che si hanno, che ha fatto sudare con la punta della lingua fuori e la bestemmia pronta all'evenienza, e pàffete: in un secondo tutto crolla, si disfa, si distrugge senza che nessuno abbia visto non dico il risultato, ma nemmeno l'intenzione...
No, no, la tortina, piccola e stupida ci vuole.

Occorre:
Per il cake all'arancia, cioccolato e cardamomo:
200 g    farina 00
180 g    zucchero
150 g    burro
3           uova
(e fin qui siamo nell'ambito della Quattro quarti, più o meno...)
100 g    cioccolato fondente
75 ml     latte
1 cucchiaio di cacao (colmo)
5-6 bacche di cardamomo
scorza grattugiata di un'arancia
1/2 bustina di lievito (visto che c'è il cioccolato che appesantisce, altrimenti non servirebbe)
1 pizzico di sale
Far bollire il latte con le bacche di cardamomo aperte con un coltello.
Lasciare in infusione almeno 15 minuti, fino a raffreddamento.
Lavorare a crema il burro morbido con lo zucchero, unire le uova, una ad una, amalgamandola bene nell'impasto prima di aggiungere l'altra.
Unire il cioccolato fuso e il cacao, il latte aromatizzato filtrato, la scorza grattugiata d'arancia, il sale, la farina setacciata e il lievito.
Lavorare il composto per renderlo omogeneo, quindi versarlo nello stampo e cuocere a 180° per la classica mezz'ora.
Questa dose va bene per uno stampo da 24 cm... Io l'ho divisa in stampi più piccoli e da uno di questi ho ricavato i dischi di pasta per la mia torta.
E l'altro?... Lo dò ar gatto?... Ah ah ah... ar gatto!.... NO.

Per la farcia:
100 m    succo d'arancia (ne bastano due grossotte), più la scorza grattugiata di una
30 g        zucchero
1 cucchiaio di farina
2 cucchiai di liquore al mirto
3 bacche di cardamomo
3 fogli di colla di pesce
250 ml    panna
Far ammollare in acqua fredda la colla di pesce.
Mescolare il succo con lo zucchero e la farina, unire le bacche e portare ad ebollizione.
Unire il mirto e mescolare per far addensare.
Aggiungere la colla di pesce alla crema, mescolando bene.
Far raffeddare, quindi togliere le bacche di cardamomo.
Montare la panna e unirvi la crema d'arancia già fredda, con i soliti movimenti dal basso verso l'alto per non farla smontare.
Preparare su un piatto un anello d'acciaio regolabile, o anche il cerchio apribile di uno stampo che abbia il diametro che si vol dare al dolce.
All'interno mettere un foglio di acetato (ripeto ad nauseam: fatevelo dare a gratise dal fruttivendolo; lui lo trova nelle cassette delle mele e poi lo getterebbe comunque...), un disco del cake al cioccolato, una colata di farcia e via, secondo disco di cake.
Volendo si possono caramellare in una padella tre fette d'arancia tagliata a 1/2 cm di spessore con due cucchiai di zucchero, ci vorranno cinque minuti; quindi tagliarle a spicchietti e disporle lungo il perimetro del disco di acetato, così che restino "imprigionate" dalla farcia.
Far riposare in frigo 2-3 ore almeno per far rapprendere la bavarese, quindi liberare delicatamente la torta dal disco d'acetato, aiutandovi con un coltello a lama liscia.
Se vi sono delle imperfezioni basta bagnare la lama e scorrerla lungo il bordo della torta per lisciarla.


Sulla superficie si può preparare una gelatina d'arancia (succo di un'arancia, due cucchiai di zucchero e due fogli di colla di pesce) da cospargere quando ancora il dolce è nello stampo.
Oppure della panna montata e delle briciole di cake al cioccolato, o anche degli spicchietti di arancia caramellati.
Insomma, ciò che la fantasia e la disponibilità suggeriscono.


Ah, serve anche una candelina! Almeno UNA...

Detto romano del giorno
Chi dda l'antri prende la libbertà sua se venne.

Chi dagli altri prende, vende la sua libertà.


Oggi ascoltiamo
Antony and the Johnsons - Crazy in love

http://www.youtube.com/watch?v=n8V94WQjMAw

Cena di compleanno (2/3) - Involtini del cavolo!

Una Cena è una Cena, non la solita cena. È tautologico, è ovvio, è scontato.
E che mi faccio allora per secondo?
Cosa c'è che mi guarda timidamemente dal frigo?
Oh, una porzioncina di cavolfiore già lessato e che avevo intenzione di utilizzare per una cena (con la C minuscola stavolta) a base di sole verdure.
Vieni qui, bello mio, che a te ce penso io!
Facciamoci un ripieno per involtini di carne.
Alla faccia della dieta, tiè!

Occorrono:
400 g   fettine di manzo (4 fette di noce va benissimo)
400 g  cavolfiore, lessato in acqua leggermente salata
1 cipolla media
1 cucchiaio di burro
2-3 cucchiai di pecorino
foglie di salvia
Stessa sorte del primo piatto per la cipolla: tritata e stufata in tegame con il burro per una decina di minuti.
A fuoco bassimissimissimo.
Non salare per adesso: il pecorino è in agguato!
In una ciotola ridurre a crema il cavolfiore, unirvi la cipolla, stufa di tanto ardor, il pecorino e la salvia sminuzzata.
Qui, se occorre, salare q.b.
Mescolare bene, quindi distribuire la farcia sulle fettine di manzo, arrotolarle e avvolgerle ognuna in una striscia d'alluminio.
Posizionarle in una teglia e cuocere a 180° per almeno almeno 20-25 minuti.
Quindi srotolarle leggermente per togliere la parte superiore dell'alluminio, salare un poco e far grigliare per 5 minuti.


Ahó, sò bone pure senza er pane... (E te credo: co' tutta la pasta che te sei magnato prima! mi direte...)


Ah, me le sò magnate tutte... E non è finita!

Detto romano del giorno
Chi ce l'ha d'oro, chi ce l'ha d'argento e chi je ce danno li carci drento.

Eh, a ognuno er suo


Oggi ascoltiamo
Antony and the Johnsons - Thank You for Your Love

http://www.youtube.com/watch?v=-0cPKXFHNqk