mercoledì 3 luglio 2013

Rape rosse per teee... Vellutata di rape (rosse)

- Rape rosse per teee.... Ho comprato al mercatooo... E il tuo cuore lo saaa... Cosa voglio da teeeeee!!!
- Smettila, Leppagorre, sei molesto
- E chi mi sente, se non tu?
- Ma come, si sono girati tutti!...
- Starai iniziando a parlare da solo. Eh, lo so, si inizia così...
- E poi?
- Poi si continua a oltranza, magari con un cellulare spento appoggiato all'orecchio, magari imbastendo anche una conversazione amichevole...
- Guarda che non sono mica un personaggio di Stefano Benni io, eh? (1)
- Dici? Se continui a parlare verso il banco delle verdure, vedi come lo diventi!
- Oddio (sifapperdire), è vero...
- Ce l'hai con me, Riccà?
- No, no, Pamè... Scusa, pensavo ad alta voce.
- Un'altra delle tue invenzioni?
- Sì, sì...eh, eh... Poi magari la vedi prossimamente sul blog...
- Bene, allora sbrigati, che sono a dieta e di ricette con le verdure ne ho davvero bisogno!
- Sarà fatto! Ai suoi ordini, gentile donzella!
- Ma che me stai a pijà per c..o? Ah, ah...
- Non oserei mai! Bene, prendo queste. A presto!- Ciao!
- Hai visto che figura da povero rincojonito solitario che m'hai fatto fare?
- Ma dài, le stai simpatico. Le donne apprezzano molto chi le fa ridere, visto che è una cosa così rara.
- Cambia discorso, sai. Io intanto mi vergogno. Sei invadente, inopportuno, e molesto, torno a dire.
- Osi affermare forse che sono stonato?
- Quello no, devo dire. È il timbro che mi atterrisce. Sembri un barattolo gettato per le scale, una coppia di gatti scuoiati vivi, una povera alienata legata stretta stretta...
- E basta! Ho capito, eh! Non canterò più, se proprio ti dà sui nervi!
- È una promessa?
- No, perché?
- Te pareva... Annamo, va, che le rape incombono.

Rape (o barbabietole) rosse, chi non ne ha mai assaggiate?
Sono la prova tangibile di quanto possano essere insulse, di per sé, le verdure.
Qualora un Ente Creatore esistesse (ma non credo proprio che sia possibile) di certo avrà, tra le rimostranze riportategli dagli esseri mortali non la ragione della sofferenza e del male, né la presenza del dolore e delle malattie oppure del perpetuarsi dei crimini e delle ingiustizie impunite in ogni angolo del globo terraqueo.
No, sono certissimo che la prima cosa che gli verrà rinfacciata (e rinfacciare a Dio, è una cosa molto ma molto religiosa, vero Yossl Rakover? (2)) sarà l'insipienza delle verdure e la dannosità di tutto ciò che è buono al palato.
Di questo, renderai conto, Vecchio Barbone!
- Ma io...
- Oh basta! Non ti ci mettere pure tu! Ho già i miei guai con un gattodemone.Ci manchi solo tu, guarda!
- Ma io...
- Va, va, che il mondo ha bisogno di te. E io di cuocermi questa delizia di rape rosse!...

Scherzo, ovviamente (sull'insipidità delle verdure, è chiaro).
La Beta vulgaris, così è chiamata da secoli, denuncia, già dal colore rosso rubino, la presenza di un gruppo di sostanze di cui si è parlato ampiamente qui.

I flavonoidi e le antocianine sono quegli antiossidanti di cui il nostro corpo, sottoposto impunemente alla presenza solida-liquida-gassosa di mille veleni, avrebbe quotidianamente bisogno.
Non tanto per arrivare a duecento anni (che, voglio dire, magari ci arrivi da rimbambito totale, come insegnva il buon Swift (3)) quanto per ristabilire un po' di equilibrio che, in questo modo contaminato abbiamo un po' perso di vista.
E di equilibrio, si sa,  non se ne ha mai abbastanza, signora mia.

Ah, voi nemici della chimica e di ogni manufatto moderno, voi nostalgici dell'aratro a mano e delle malattie endemiche, sappiate che quando su un'etichetta compare E162 non è un composto ottenuto dalla panatura di molecole di uranio e bauxite, ma il colorante naturale (sì, lo so, amate tanto questa parola e ci andate in solucchero...) ottenuto dalla spremitura della... Rapa rossa!

Questa è una ricettina facile facile (come tutto quel che compare qui, del resto), liberamente ispirata dalla Sora Sabrine d'Aubergine qui.




Le mie variazioni sono meno charmant e più coatte, da bravo abitante di Roma Est, ma comunque accettabili, anche se non nella Buona Società.
Per 2-3 persone occorrono:
300 g    rape rosse (anche quelle precotte sottovuoto)
150 g    patate (un paio medie)
150 g    carote
1 cipolla piccola
1 arancia media (circa 100 g)
del brodo granulare, oppure solo del sale
100 g     formaggio cremoso (tipo dell'Amorefraterno)
2 cucchiai di latte
Lessare le patate, le carote e la cipollina, anche assieme. Nella PaP (Pentola a Pressione) ci mettono 12 minuti netti, un record.
Grattugiare a grana grossa le rape, versarle in una casseruola, dove andranno a far compagnia alle patate e alle carote.
L'acqua di cottura di quest'ultime potrà esserci utile per diluire la nostra vellutata.
Con il frullatore a immersione tritare a crema le verdure.
Aggiungere mano a mano acqua di cottura, in cui si avrà avuto cura di sciogliere del brodo granulare, o anche del semplice sale.
Unire la scorza grattugiata di metà dell'arancia e portare a ebollizione a fuoco dolce.
Gli amidi della patata inzieranno a rendere il passato di rape cremoso e, appunto, vellutato.
Far bollire per pochi minuti, anche solo cinque.
Aggiungere eventualmente altra acqua di cottura a secondo della densità che si vorrà ottenere.
Alla fine, appena prima di spegnere aggiungere il succo dell'arancia e, se si vuole, una punta, ma proprio poca, di peperoncino in polvere.
Col dolce delle verdure ci sta che è una amore.


A parte lavorare il formaggio con poco latte, quel che basta per renderlo della consistenza dello yogurt.
Versare nelle scodelle (o nelle tazze, a piacere) la vellutata, adagiarvi con il cucchiaino la crema di formaggio e servire con del pane tostato.
Buone rape (rosse) a tutti!...



Aforisma del giorno
In casa mia sa meglio una rapa... che all'altrui mensa tordo ...
Ludovico Ariosto


Oggi ascoltiamo
Massimo Ranieri - Rape ... ehm, Rose rosse per te

http://www.youtube.com/watch?v=MY1Jtlh_Xno

NOTE
1) "Mai più solo", da "La grammatica di Dio", Feltrinelli, 2007
2) "Yossl Rakover si rivolge a Dio", Zvi Kolitz,  Adelphi 1997
3)  nei suoi "Viaggi di Gulliver", in tutte le edizioni possibili.

3 commenti:

  1. iomilanese-laura3 luglio 2013 23:07

    quando andavo all'asilo, Riccardo, il contorno, spessissimo era di barbabietole, affettate, nel piattino bianco di ceramica spessa, che preparate dalle amorevoli (ma quando mai) manine suoresche rilasciava un liquido rossastro e vagamente inquietante. Bisognava finire tutto prima della ricreazione.Scondite e senza neppure una fogliolina verde che è sempre un gran bel vedere.Beh in due anni di asilo il giorno delle barbabietole non ho mai fatto la ricreazione. Le altre bambine uscivano, poi arrivavano le suore addette alle pulizie nel refettorio. E io lì. Finivano di riordinare facendomi sollevare i piedi per pulire il pavimento sotto al mio tavolo. Pulivano le cerate sui tavoli con stracci con un odore forte e pizzichino. E io lì. Poi arrivava l'ora ti rientrare in classe. E la ricreazione? Peccato, finita! Poi, curiosa, io(?) qualche tempo fa, ho preparato un'insalata con molti degli ingredienti della tua vellutata, barbabietole, arancia, mandorle. Beh mica male. In veneto si dice "a ogni lustro, se cambia de gusto". Forse è quello. Ma quelle ricreazioni perdute dove sono andate? In fondo basta rimettersi in gioco. O no ? lau

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  2. iomilanese-laura3 luglio 2013 23:41

    Riccardo, questo mio pc ha un'anima. Lo sapevo già, però ogni tanto è s+++++a! O forse è un folletto? Io fingo disinteresse per il folletto, e riscrivo l'ultima riga saltata, quella con la mia dichiarazione d'intenti. Beh almeno, io, m'impegno! Anche se solo nella preparazione di una vellutata, che sembra un po' una coccinella obesa. 'notte.lau

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  3. Le coccinelle portano fortuna, dicono. Quindi, figurati quelle obese!
    Cara Lau, le ricreazioni perdute sono perdute, ché la vita (nonostante quelli che si credono ottimisti ma alla fine sono solo degli illusi) non è un accumulo ma un piano in discesa.
    Scivola tutto giù, lontano dalla nostra portata, lontano dalle nostre mani che riescono a tenere ferme ben poche cose, e non sempre le più importanti.
    Se esistesse un Ente, ma non è così, gli si potrebbe chiedere ogni giorno, alla Battiato maniera, in quella struggente preghiera che è "L'ombra della luce", di aiutarci "a non sprecare il tempo che mi rimane"...
    Ma lo dobbiamo fare da soli, alla fine, e spesso lo lasciamo andare via, verso il fondo, quel tempo, guardandolo un po' stupiti, un po' feriti, un po' arrabbiati, un po' delusi.
    Se l'avessimo vissuto e basta, magari non lo rivorremmo più...

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