martedì 1 ottobre 2013

Quenelle de Brest - Gnocchi al pangrattato

No, non è un formato di pasta che ti seduce e poi ti va di traverso,


né una ricetta da bettola portuale con annessa matrona di bordello in stile fassbinderiano, anche solo per il fatto che le quenelle vanno bollite, mentre con Querelle si finiva fritti fritti nel dirupo...


Non c'è alcun nesso, come al solito mio, se non una irrefrenabile passione per il calembour, che condivido con lo stregatto d'Alice e i tulpa di Anne Rice.
Anche perché per giocare con le icone camp bisogna come minimo starci un po' dentro e crederci, o meglio operare la sospensione dell'incredulità, come quando si guarda un film di vampiri.
I vampiri non esistono, si sa, ma di fronte a Dracula, appena le luci si spengono, facciamo finta che non sia così e stiamo al gioco del narratore. Sennó dove starebbe il divertimento?
È un po' come quando da piccoli ci raccontavano le favole di esseri immaginari che sapevamo non esistere nella realtà, ma che sentivamo vivi, tangibili e anche pericolosi mentre la trama della storia prendeva forma.
Stessa cosa per il mondo delle icone camp: se non mi fingessi che i marinai siano anche quelli dipinti da Tom of Finland come potrebbe svilupparsi quella rete di significati attorno al misero significante d'un uomo in divisa?


Certo, che poi Jean Genet ci abbia giocato sporco, aggiungendo alla giocosità del feticcio anche la concezione della gloria del paria, ovvero il fascino degli esseri belli, dannati e condannati, è un altro paio di maniche, e questo è un discorso che ci porterebbe definitivamente fuori dalla cucina.

Le quenelle quindi sono degli gnocchi, più o meno grandi, a forma di uovo.
Il composto utilizzato è generalmente una farcia, una mousse o una purea, che può essere posta direttamente nel piatto oppure cotta. Queste sono molto semplici, da fare al volo.

Occorrono:
80g    parmigiano
40g    burro
2        uova
pangrattato  q.b.   
Impastare bene il tutto, far riposare per 10' almeno.
Intingere due cucchiai in acqua calda: con uno prelevate una buona quantità di composto quindi, aiutandosi con il secondo cucchiaio, modellare l'impasto a forma di uovo.
Non è difficile come fare il marinaio a Brest, ci vuole solo un minimo d'allenamento.
Versarle in brodo bollente e cuocerle per pochi minuti, fino a quando verranno a galla.
Possono essere servite nel loro brodo o asciutte, condite a piacere.
Un semplice burro e salvia, senza fronzoli, ci sta benissimo.


Ho appena parlato, no?
Siccome poi sono sempre un tipo che esagera, li ho accompagnati con una crema di fave pelate dalla buccia interna, lessate, tritate e ripassate in un soffrittino semplice semplice al rosmarino.
Ah, mannaggia, mi sono dimenticato il guanciale!...

Aforisma del giorno
Each Man Kills The Thing He Loves
Ogni uomo uccide ciò che ama
Oscar Wilde, A Ballad of Reading Gaol

Oggi ascoltiamo
Morrissey - Come Back to Camden

http://www.youtube.com/watch?v=s6kf6olVaoo

3 commenti:

  1. fave per tutti!
    e il guanciale andava nelle quenelle? le quenelle senza guanciale riposano male!

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  2. Fave come se piovesse! Giustamente...
    No, il guanciale avrebbe dovuto accompagnavare a braccetto le fave, ma si sa come vanno 'ste cose: "sul guanciale riposano le fave" dice il proverbio e qualche volta anche i detti popolari hanno la loro ragion d'essere.
    Ma che fai, mi dài spago, Amà? Guarda che poi non la finisco più, eh? ;-)

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  3. iomilanese-laura2 ottobre 2013 23:23

    Rinfocoliamo la querelle. Sparigliamo...Un lettuccio morbido di fave per far riposare un guanciale. Ma soprattutto, quenelles, come direbbe qualcuno, "come se piovesse". lau

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