venerdì 16 agosto 2013

Strudel di mele

Ovvero - Turisti non per caso (2/2)

Cos'è che fa di uno strudel "lo" strudel?
Le mele? Be', ci sono anche strudel di sola frutta secca.
La scorza di "pasta matta"? Mah, a ben vedere ci sono involucri di pasta frolla, come ve ne sono di pasta sfoglia e, ovviamente, per i più fondamentalisti, quelli dell'intrattabile "pasta matta".
Ma se allora un qualcosa (e anche qualcuno) può essere definito da una serie di elementi, che ne è dell'identità quando anche solo uno di questi viene a mancare?
I sardi sarebbero lo stesso "sardi" se non avessero la loro antichissima lingua?
E gli irlandesi, che non ce l'hanno praticamente quasi più, sono tali solo perché vivono in un'isola diversa dalla Gran Bretagna?
E noi italiani, che siamo (a livello genetico, soprattutto) un coacervo di popoli il più disparato possibile, cosa siamo se non questa confusa e sublime mescolanza?
L'idea che qualcosa (e qualcuno) possa essere catalogato da una serie inclusiva di elementi (quello che in logica booleana, o binaria, si chiama AND) è un pericoloso quanto miope errore fomentato dai talebani d'ogni latitudine.
Tu sei "questo" solo se hai questa e questa e questa caratteristica. Altrimenti non sei.
Noi siamo invece degli insiemi aperti e definiti da una serie di inclusioni accumulative, siamo qualcosa di permeabile a tutto quello che è entrato in contatto con la nostra vita e i nostri geni.
Noi siamo questo e anche questo. Ma anche quest'altro, perché no. Senza confini netti e precisi.
Alla domanda se, da libanese emigrato in Francia, si sentisse più francese o più arabo, Amin Maalouf spiegava, con imbarazzata condiscendenza, di sentirsi e arabo e francese.
Ed è questa la sua ricchezza.
Se ognuno accogliesse in sé il più possibile di tutte le stupide etichette che una parte del mondo ama mettere alle cose e agli uomini il valore di quelle perderebbe di significato.
Perché non conta se una tessera d'un mosaico sia verde, gialla o rossa: il mosaico è fatto di tutte queste tessere e di mille altre ancora. E di altre cui nemmeno siamo consapevoli.

Questo quindi è uno strudel, ne ha tutta l'aria e tutte le intenzioni.
Quello che conta è che faccia parte dei generi di conforto che ci accompagnano nelle nostre peregrinazioni romane.
Perché mica ci possiamo accontentare di una fett(on)a di Torta Chatwin e cosìssia.
E se poi ci venisse un languorino? Avrei il senso di colpa di non aver fatto abbastanza per i miei amici.
E questo è l'unico senso di colpa che sia disposto ad accettare e col quale possa confrontarmi.

Metti che passi per Piazza Navona e ti sieda a fissare le Fontane dei fiumi, le case d'intorno sorte dagli spalti dello stadio di Domiziano ma anche le persone che passano, restano così, felicemente incantate, e si godono il fresco dello sciabordio dell'acqua.


Metti che ogni cosa, anche la più estranea e incongruente entri a far parte della magia di questo tutto...


anche la "rianimazione" di un peluche di Wil Coyote, perché no.


E magari poi ti venga quel languore che, si sa, non è proprio fame ma solo il pretesto per sentire l'indice glicemico schizzare in altro come il Vu-meter d'un amplificatore.
Però c'è poco zucchero... e ci sono solo mele e poca sultanina... e la sfoglia poi è così sottile che...
Tutte scuse, si sa, ma innocue. Una volta tanto.

Strudel di mele
700 g    mele
50 g      zucchero
50 g      pangrattato
100 g    uvetta sultanina
40 g      pinoli
70 g      burro fuso
1/2 cucchiaino di cannella
un limone
3 cucchiai di liquore (magari secco, tipo brandy o cognac)
Una confezione pasta sfoglia da 250 g ca.
Sì, anche surgelata, visto che è l'unica cosa che ancora non abbia mai preparato in casa. Ma è solo questione di tempo...

Sbucciare le mele, liberarle del torsolo e tagliarle a dadini.
Irrorarle con il succo del limone e unirvi anche la scorza grattugiata.
Aggiungere lo zucchero, il burro fuso, il liquore e la cannella.
Amalgamare con il pangrattato, e se dovesse risultare ancora troppo cedevole aggiungerne un cucchiaio o un paio in più.
Su un piano leggermente infarinato stendere il rettangolo di pasta sfoglia (ovvero farla serenamente scongelare a temperatura ambiente) e disporvi al centro il composto di mele.
Chiudere verso l'interno i bordi del lato più corto quindi sovrapporvi i lembi del lato più lungo.
Se la pasta sfoglia fosse un po' troppo asciutta (ma se era surgelata ne dubito) sigillare i bordi dello strudel con dell'uovo battuto.
Trasferire su una teglia coperta di carta forno e far cuocere a 180° per mezz'ora circa.
Cinque minuti prima del termine spolverare con dello zucchero a velo.


E se dovesse venir sete... be', a Roma l'acqua non manca.
Oltre ai "nasoni", infatti, dei quali c'è anche bella una mappa interattiva su questo sito, ...


ci sono tante altre fontane, forse meno conosciute, tipo questa, che è la mia preferita.

Chissà perché...

Detto romano del giorno
La nobbirtà nun empie la panza.

La nobiltà non riempie la pancia.


Oggi ascoltiamo
Nat King Cole - Arrivederci Roma

http://www.youtube.com/watch?v=dNSAvd_KFC8

6 commenti:

  1. iomilanese-laura17 agosto 2013 21:41

    metti che...tu abbia un amico che ti prepara lo strudel perfetto,.con le sue mani e il suo cuore. Beh, sei fortunata! Alla faccia di... (no, non fare nomi, bastano i cognomi!) lau

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  2. Be' metti che l'amico non lo faccia perfetto ma con il cuore, va bene lo stesso?
    Metto in lista, lau?...

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  3. iomilanese-laura18 agosto 2013 00:18

    Sì. Grazie. lau

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  4. io lo strudel lo faccio così, pasta inclusa, per anni usavo la sfoglia surgelata, ma dopo due anni passati in Val Venosta ho capito che non è quella la consistenza giusta, quindi ho trovato la ricetta per l'impasto, il succo di limone non lo metto mai solo la buccia, il pangrattato lo faccio dorare nel burro, praticamente non aggiungo zucchero al ripieno e le mele mai a cubetti ma a fettine sottilissime

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    1. non resiste mai una mezza giornata intera, sparisce prima

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  5. In effetti andrebbe fatto con la "pasta strudel" o "pasta matta" come lo chiama chi la deve stendere a mano col mattarello e santa pazienza.
    Il fatto è che quella confezione in freezer (comprata quando di d... ehm, regolamentazione alimentare, ancora non se ne parlava) chiedeva vendetta al cielo e voleva per forza essere utilizzata.
    Interesssssssssante la tua ricetta.
    Mi sa che facendo le mele a fettine il ripieno risulta un po' più "pastoso" di quello mio, ma forse con delle mele belle sode resta invece ancora d'una piacevole consistenza.
    Non vedo l'ora di avere il pretesto per provare la tua versione!

    P.S. Che resista meno di mezza giornata non stento a crederlo. A casa mia sarebbe un'apparizione fugace: il Casper, simpatico fantasma. ;-)

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