domenica 23 giugno 2013

Crostata cioccolato e fichi

- Posso?...
- Che c'è? Fammi finire, Leppagorre, per favore.Non farmi perder tempo.
- Vabbè... Mi metto in un cantuccio e aspetto che tu abbia finito.
- Ecco, bravo. Anzi, prendi questo bel librino e dagli una sbirciata. Non sia mai che ti venga un'idea che non sia balzana per i prossimi menù.
- Ma io non so leggere! E lo sai pure, eh? Allora me lo fai apposta!
- Uff... Tiè, prendi questo con le figure, così ti distrai e non rompi l'anima.
- Mh, però... Guarda! Il servizio di piatti come il tuo! Di quand'è questo libro? 1977...
- Non sapevi leggere, eh?
- I numeri, so solo leggere i numeri, per ovvie ragioni.
- Cioè?
- Per quando devo giocare a briscola, ogni venerdì.
- Ah, ecco... Ma fammi finire, che la festa è stasera.
- Ma quanti siete?
- Dunque: uno, due, tre, cinque... e due pupi.
- E hai preparato tutta sta roba? Anche gli altri hanno i demoni nelle panze?
- Che io sappia no, ma ho fatto altre cose, già che c'ero. Così accendo il forno una volta sola...
- Mh... Mi sa tanto che hai uno dei tuoi soliti attacchi gastronomici, di coazione ai fornelli.
- Ma come parli?
- Eh, caro, io prendo il lessico da te. Ogni demone lo fa con l'ospite.
- Chissà allora il demone di quel trombone di...
- E hai intenzione di mangiare tutto da solo?
- La crostata no, è per il compleanno di zio, le altre cose sono una prova e quindi...
- Quindi citrato a go-go!
- Senti, se non ti sta bene questa - e indico la bocca dell'esofago - è la porta! E adesso fila, che mi stai facendo perder tempo e il conto dei minuti di cottura... Quant'era? Più cinque minuti ancora...
- Mah...

In fondo ha ragione lui, come sempre.
A che servirebbe allora avere 575 anni di differenza, se non per aver accumulato un minimo di saggezza in più?
Mi conosce bene; sa che quando spadello così è perché mi anima un'ansia irrefrenabile che rischia di avvelenarmi l'anima.
Se non facesse così caldo sarei già per strada a consumare le suole in una delle mie frenetiche passeggiate convulsive, che però sono le sole (le sòle (1), sì) che riescono a calmarmi.
Invece fuori c'è il Forno Cosmico, e io mi barrico in casa accendendo il mio, come per una sorta di stolta e involontaria contrapposizione.
E poi ho visto finalmente in giro i fichi, che l'anno scorso non ho trovato da nessuna parte, chissà com'è, e devo approfittarne.
E poi ho una melanzana che urla dolorosamente dall'angoscia d'essere ancora nel ripiano delle verdure.
E poi delle cipolle di Tropea così belle e invitanti...
Insomma: devo muovermi, sennó schiatto.
E l'unico movimento che in questo periodo color seppia mi sento di fare è quello del giromestolo e del manduca-manduca, il che è tutto dire.
Perciò:

Crostata cioccolato e fichi
Per una teglia da 26 cm di diametro dovrebbe bastare anche solo una dose di frolla da 200 g di farina, ma sarà per deformazione non-professionale o perché devo sperimentare farò, al mio solito, la dose da 300 g di farina.
Quindi
300 g farina
150 g burro
100 g zucchero
2         tuorli
un pizzico di sale.
Il procedimento è il solito, basilare, descritto qui.
Una volta che la pasta è pronta e sta facendo il salutare riposino in frigo (avvolta nella pellicola), si prepara la crema.
Provo la crema di cioccolato alla lavanda, questa qui.
La faccio raffreddare per bene, quindi stendo la pasta frolla aiutandomi con il matterello (2) e poca farina sotto e sopra il panetto.
Dispongo la sfoglia frolla nella teglia e taglio i bordi in eccesso.
Bene, via in frigo a raddodare un altro po'.

Una volta che la crema sia ben fredda la spalmo sullo strato di frolla e livello bene con una spatola (3).
Quindi vi dispongo sopra i fichi tagliati a spicchi.
Ne basteranno 6 di quelli medi, circa 500 g.
Li lavo per bene e ne taglio il picciolo, lasciando la pelle (la coccia) che è dolce anch'essa.
Da ogni fico ricavo sei spicchi, nè troppo piccoli né troppo grossi.
In realtà potrei spadellarli con dello sciroppo di zucchero e limone, ma  non ho coraggio di sperimentare oltre, visto che è per una cena.
Risparmio le mie cavie, stavolta.


Cuocio in (stavo scrivendo frigo... vedi il caldo che brutti scherzi gioca?) forno a 180° per una mezz'oretta, almeno finché i bordi della frolla siano dorati.
Far raffreddare bene prima di sformare: è frolla, e si spacca che è un piacere!


- E tutto il resto... chi se lo magna?
- Ma noi, no? Che fai con il telefono? Fermo, che non è roba per te! Posa, giù!
- Prooontooo?!  - Con la voce del(la) cartomante televisiva Pierre la Sultana (4) - Sì? 'mbulanza? Sì, a via Carapelli... sì, 104... interno 11 e quarto piano. Fate prestooo!!!

Detto romano del giorno
È mmejo ave' un occhio bbòno, che ddua bboni da gnente.

È meglio avere un solo occhio buono che due che vedono poco.


Oggi ascoltiamo
Hungry Ghosts - I Don't Think About You Anymore But, I Don't Think About You Anyless

http://www.youtube.com/watch?v=kS9SUmAyKWM

NOTE
1) La sòla è la suola. Esse na sòla vuol dire in romanesco essere una fregatura. Dà la sòla è rifilare qualche magagna. Sei propio na sòla...
2) Mi dispiace per i saputelli che girano in Rete, ma si dice sia matterello che mattarello. Su certe cose fa fede la Treccani, più della sora Jole...
3) io uso questa:
C'è chi la chiama leccapentole e chi marisa, ma è sempre lei: manico in plastica e spatola in gomma. Mai più senza.
4) L'etere radio-televisivo romano è ricco di personaggi bizzarri, cosa che avviene del resto in ogni altra regione.
I tele-venditori, per esempio, sono delle vere e proprie macchiette intrise di una comicità a volte involontaria ma spesso accuratamente studiata per fare audience.
Divenne famoso il televenditore imitato da Corrado Guzzanti nell'Ottavo nano, che cercava di rifilare ogni volta a Serena Dandini le opere di un fantomatico Mutandari, del quale incensava l'"opera" coadiuvato da uno spassono Marco Marzocca.
Ma i/le cartomanti sono un mondo a sé.
Un vero fenomeno televisivo tutto romano è però Pierre la Sultana.
Sguaiato nelle sue grida (il suo Prooontooo? è il richiamo di una Sora Cecioni sotto-sotto-proletaria); ammiccante verso una maliziosità fatta di doppi sensi da avanspettacolo; kitsch oltre ogni dire quando abbellisce lo studio con improponibili ammenicoli (tra i quali battipanni di vimini, coperchi di pentole che si diverte a suonare all'improvviso o perette per clistere che servirebbero per il cosiddetto rito).
Eppure, tolti i fronzoli e gli orpelli traspare un grande comunicatore che sa fiutare all'istante quelli che sono i bisogni e le ambasce del richiedente al telefono, e prima che questo riesca ad esprimerli.
E tra un clistere, una battuta sguaiata e un prooontooo? urlato a 70 dB traspare una saggezza popolare colorata dal sarcasmo tipico del fare romanesco, un cinismo tenero con le disgrazie altrui ma feroce coi fatti della vita.
Qualcosa a metà tra Sora Jole e Mastro Titta.

Nessun commento:

Posta un commento