sabato 28 settembre 2013

Orecchiette al pesto d'ortica

Eccola qui, la piccina.

Tenera e scontrosa, umile e orgogliosa, caparbia e, come tutte le piante,  paziente.
Cresce spontanea, e non so se l'abbia portata il vento oppure se dormiva nella terra che portai a casa anni fa.
Lei c'è, e rimane là, fedele al suo vaso, come Hachiko al suo padrone.
E se ogni volta la estirpo e me ne cibo, ogni volta lei rispunta, menneno fosse la coda d'una lucertola sotterranea che al taglio si riforma, precisa e pervicace.
Stavolta ne farò del pesto, che fa sempre bene e contiene quella sostanza a cui sono poco avvezzo, come si chiama? ah, sì, clorofilla...
La tratto con i guanti, la piccola, e non per una qualche forma di riguardo ma proprio perché essendo così bisbetica non si lascia avvicinare con facilità, o meglio sì, non può farne a meno, ma segnala sempre e chiaramente il suo disappunto.
Una volta immersa in acqua si calma. Che avesse bisogno solo di questo? mi chiedo.
La lavo con cura, le tolgo le foglie e le metto nel tritatutto, sapendo di sbagliare perché così trancio la delicata struttura, che andrebbe invece - appunto - pestata.
Ma tant'è, fino a che non mi doterò di un bel mortaio di marmo in puro stile Baba Jaga o Coniglio Lunare dovrò accontentarmi di questa pallida imitazione di pesto.
L'ombra della luce.
Alle foglie - d'una pianta di media grandezza, alta più di due spanne - aggiungo uno spicchio d'aglio, due cucchiai di pinoli tostati, un pizzico di sale e un nocione di parmigiano.
E olio (che sia ovviamente evo, Extra Vergine d'Oliva, è il minimo sindacale), quanto basta per rendere il composto cremoso e non troppo pastoso.
Ne frattempo le orecchiette cuociono allegre e saltellanti nell'acqua bollente, sembrano bambinetti nell'ora di ricreazione, e credono - sono così ingenue... - di trovare là fuori la compagnia delle solite cime di rape o d'un bel sugo di carne, e invece...
Lì per lì paiono un po' sconcertate ma poi, quando l'ortica fa sentire il suo aroma fresco ed erbaceo si rilassano e si lasciano avvolgere e cullare da quell'onda inattesa e piacevole di sapori.
Il connubio è perfetto, e sembrano essere state così da sempre, da quando venne fuori la prima foglia d'ortica o venne formato il primo parmigiano o incavata la prima orecchietta.


E, parafrasando il Poeta, peccato che, come tutte le più belle cose vissero neppure un giorno, come le rose.

Aforisma del giorno
La vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione è fugace, l'esperienza è fallace, il giudizio è difficile.

Ippocrate di Cos, Aforismi, V-IV sec. a.C.

Oggi ascoltiamo 
Fabrizio De André - La canzone di Marinella (live)
http://www.youtube.com/watch?v=wBecFeMzaPA

4 commenti:

  1. ma a questa stagione non è unpo' troppo "avanti" l'ortica? Non bisognerebbe prenderle di primavera le foglie quando sono tenere e quasi in germoglio?

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  2. Amà, ti farei vedere la seconda che m'aspetta in un altro vaso... Queste non nascono in natura, ma su un balcone. Spuntano quando lo ritengono opportuno e crescono, crescono, fino al mio arrivo.
    Sì, magari in un prato incolto forse si comporterebbero con una loro stagionalità, ma qui sembrano come gli animali in cattività: del tutto stravolti dal mutamento ambientale.
    Che poi basti un vaso per sconvolgere così delle piante non lo so dire.
    Dovrò chiedere al ciclamino del balcone sella camera, che fiorisce di continuo, estate e inverno...

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  3. iomilanese-laura29 settembre 2013 17:43

    Ciao Ric, il mortaio di marmo con pestello di legno (ontano, vero?), c'è! Le orecchiette, presenti, insieme a strascinatoni e foglie di alloro ( sa per il nome), appena arrivatein dono dopo la vacanza in Puglia dei giovani cugini che ben conoscono la vecchia gallina, ( mi sembrava eccessiva " la pollastrella") e i suoi gusti, ehm modaioli... Mi manca l'ortica, mannaggiammé! Qui si utilizza anche per tagliolini e gnocchetti. Aspetto che voli la colomba del cessato diluvio universale, salto negli stivaloni e via a far raccolta. Alla peggio provo con laborragine! ciao lau

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  4. Ciao lulau, ma sai che non ho mai usato la borragine?
    Pare che sia tanto bona, e magari chissà quanta ne ho calpestata in giro per i campi.
    Qui l'ortica non manca mai, visto che ha fatto "pianta stabile" qui da me, forse in consonanza con la mia linguaccia punzinosa.
    A presto
    R

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