martedì 24 settembre 2013

Ciambelline al vino

Personaggi
Riccardo Muccardo
Leppagorre, il suo amico immaginario

A Roma. Oggi.
Atto primo. 

Scena prima. 

La scena rappresenta la cucina di una casa romana. 
È mattina e il sole filtra dalle tendine, riflette sugli oggetti di metallo, pentole e attrezzi, imbionda gli oggetti appoggiati sul tavolo. Muccardo si agita avanti e dietro torcendosi le mani come in preda a chissà quali foschi pensieri. 
Sul tavolo è posato il suo ricettario, un quaderno ad anelli tutto consunto, con le pagine scritte e riscritte a più riprese.
Prende in mano una ricetta, la studia un attimo, fa un gesto di leggero diniego con la testa, torce un po' gli angoli della bocca e rimette a posto il foglio. Fa così per altre due, tre volte.

MUCCARDO. Ma come devo fare, come?

Sospira, come tormentato.

Non posso presentarmi così, come faccio sempre, a mani vuote. No, no, non sta bene... Proprio no.
Ma d'altronde non so mai cosa portare... Torte con creme, glasse e panne no, troppo impegnative.
Quelle troppo asciutte... Boh... La solita crostata? No, no, non va.
E poi so già che pur di cambiare mi invento qualche accostamento strano e li vedo inorridire... No, no, qui ci vorrebbe un millefoglie, ma la pasta sfoglia... no, mi rifiuto. È più forte di me! Non voglio imparare a farla... magari sì, lo farò se sarò proprio obbligato ma adesso no, ci mancherebbe altro, ho già così tanti pensieri... Ah...

E sospira, sedendosi sconsolato su una sedia.

Scena seconda. 

Muccardo cammina avanti e indietro per la cucina con un foglio in mano scritto a matita, quasi illeggibile.  
Sembra dubbioso ma anche incuriosito.

MUCCARDO. Mah... Boh... Certo, non l'ho mai provata, questa qui. Poi magari faccio anche la figura dello scienziato pazzo che usa i suoi parenti come cavie... ci manca solo questa. Però sarebbe l'ideale, è così poco impegnativa e poi una teglia sola, via... sì, dài, che ci vuole? Su! Lo zucchero, dov'è lo zucchero? E la farina? Ah, eccola, stava già sul tavolo.
Allora, fammi vedere se ciò tutto... sono tre cose ma sai, quando uno sta fuori come una tegola è facile che... si perda qualcosa all'ultimo minuto. Come quando volevo fare il ciambellone coi canditi e avevo tutti gli ingredienti tranne la farina. Ma si può? Poi dicono che... altro che endorfine! Qui ci vuole...

E svelto come un lampo si mette in bocca un quadruccio di cioccolato.

Vede nessuno? No? Bene! Non c'è più! Finito! Ahhh, quanno ce vò ce vò!
Allora, vediamo un po' questa ricetta... A me pare una... poi quando le dosi sono scritte a 'sta maniera vado proprio fuori di me! Solo gli americani hanno la mania delle misure in volume invece che in grammi. Come se un litro di latte non pesasse un chilo comunque. E con le nostre bilance, poi... Vediamo:

Allontana un po' il foglio per via della presbiobia incipiente, poi lo riavvicina perché è scritto a matita e non si legge nulla. 
Poi, come declamando:

"Un bicchiere di vino rosso"... Certo, rosso, e come sennó? Anche se ho visto usare anche il bianco e non vorrei... Oh, va bene così, non posso mica impazzire, no? Annamo avanti...
"Un bicchiere d'olio"... Quindi o di semi o di mais. Anche se io ricordo che qualcuno usa quello d'oliva, ma magari quello che ha scritto questa ricetta lo trovava troppo forte e corposo e allora ha usato quello di semi. Vabbè, seguiamo queste quattro righe. Quattro, sono. Vogliamo cambiare anche queste? Suvvia...
"Un bicchiere di zucchero"... Oddio, sembra un po' troppo a vederlo così, tutto assieme, eh? Che poi pesato fa... un paio d'etti nemmeno. Va be', va: accordato.
"Farina quanto basta". Ma si può, dico io? Date almeno un'indicazione e questo povero cristo almeno s'approvvigiona come deve, no? Mica siamo nel Mulino Bianco, con i sacchi di farina pronti a partire, qui. Ed essendoci già cascato una volta...

Entra Leppagorre.

Dev'essere un uomo robusto di corporatura, se possibile anche pingue, con indosso un costume da gatto fulvo, un grembiule a quadretti tipo tovaglia tirolese macchiato in più punti. 
Dalla tasca a sinistra escono una forchetta e un cucchiaio di legno, più un paio di bacchettine. Trascina pigro una lunga coda.
Pare incuriosito ma anche un po' indispettito, come ci ha visto iniziare qualcosa senza essere stato prima avvisato.

LEPPAGORRE. Ah, eccoti qui, mi pareva. Qui si iniziano le danze e io non c'ero. Non basta che devo curare le pubbric relescio...
MUCCARDO. Public relation, si dice, cafone. E poi non sto facendoti nulla alle spalle, demoniaccio che non sei altro. Se la smettessi di giocare d'azzardo la mattina t'alzeresti ad orari più umani. Ma certo, tu sei tutto fuorché umano...
LEPPAGORRE. Va be', va be'... E cos'è che fai? Un'altra crostata banane e cioccolato? Ah, ah, ah.
MUCCARDO. Smettila, non sei divertente. Quando le cose vanno così così ti defili, eh? Quando invece qualcosa centra il bersaglio subito là a prendere l'applauso! Sei proprio una primadonna.
LEPPAGORRE. Questione di stile, caro... burp

Lancia un sonoro rurro, cercando di coprire il muso con la mano.

MUCCARDO (con una smorfia) Ecco, appunto...
LEPPAGORRE. Eh, quanto sei... Insomma, fammi vedere cos'è che porti? Non mascarponi, vero?
MUCCARDO. No, no, quelle cose solo per le feste comandate o i compleanni, ma per un pranzo informale ci voleva qualcosa di meno impegnativo.
LEPPAGORRE. Ecco, bravo. E quindi stai preparando...
MUCCARDO. (un po' timoroso, guardando altrove) Ciambelle, anzi ciambellette... al vino.
LEPPAGORRE. Ahhh! Ma tu vuoi mandarmi a ramengo per i gironi infernali, vero? Vuoi farmi prendere per i fondelli da Magaglione e Farfagnello, vero? Vuoi farmi diventare lo zimbello di tutta la quinta dimensione, maledetto! Giorni, mesi, anni spesi a mettere assieme gli scampi con l'arancia, la prugna col pecorino, i mari coi monti, e tu che fai? Tutto alle ortiche, tutto, tutto!

E con un gesto enfatico, il dorso dellla mano sugli occhi chiusi, si aggrappa alla tendina bianca della porta finestra.

MUCCARDO. Smettila, ti prego. Ci vedono dal palazzo di fronte...
LEPPAGORRE. Dillo che vuoi rovinarmi, dillo, dillo! Nemmeno Behemot vorrà giocare a carte con me! Mi tratteranno tutti come un appestato, un parìa...
MUCCARDO. Pària...
LEPPAGORRE. Eh?...
MUCCARDO. Pària... si dice pària.
LEPPAGORRE. Oh, sì, tanto è lo stesso! Farò sempre una brutta fine! E per colpa tua, solo tua!

E punta il dito grassoccio verso Muccardo. Gli occhi verdi devono illuminarsi come per magia.

LEPPAGORRE. Dimmi solo che non hai usato l'anice. Dimmelo, o mi butto nella cappa e mi faccio portar via dal vento!
MUCCARDO. (Con gli occhi al cielo) No, tranquillo, niente anice. Sai che non piace neppure a me, no?
LEPPAGORRE. Sai che l'insofferenza verso l'anice era considerata segno del demonio?
MUCCARDO. Sì, come anche i nei nascosti tra i capelli e il pelo rosso, quindi figurati...
LEPPAGORRE. Oh, certo, tu sei fortunato a vivere in questo tempo in cui si può parlare di uno scatto di nervi senza mettere in ballo ogni volta il diavolo.
MUCCARDO. (Che nel frattempo sta pesando i pochi ingredienti che gli occorrono sulla bilancia da cucina). Ma non dirmi che tu, proprio tu, credi nel diavolo. Sarebbe la fine.
LEPPAGORRE. Ma no, che ti pensi? Al diavolo in sé no, ma alla diavoleria degli umani ci credo, eccome!
MUCCARDO. Vogliamo finire, che è già tardi? Per favore, Leppa bello, ti fai piccino e ti metti sulla scansia in alto?
LEPPAGORRE. Ah, no. Casomai mi siedo sulla sedia e controllo tutto. Voglio proprio vedere quale prodezza sei in grado di combinare! Tse!
Scena terza.

Muccardo sta spiegando a Leppagorre la ricetta, col tono accondiscendente che si usa con un bambino o una persona molto anziana.

MUCCARDO. Questa è una ricetta diffusa in tutta Italia, caro Leppa, che ti credi? E poi lo sai, no? Le cose più buone sono proprio quelle fatte con pochi, semplici ingredienti. Vedrai, ti piaceranno.
LEPPAGORRE. Voglio proprio vedere, mh! Uno mica si incarna in una panza qualsiasi per essere preso e gettato via come un cencio, mio caro! Ma sì, vediamole le tue... ciambelline, vero?
MUCCARDO. Sì, ma anche ciambellette, a seconda. Dunque, pesando il tutto ci vuole, tradotto in termini più... scientifici:

250 ml  vino rosso
150 g    olio di semi (o di mais)
200 g    zucchero
500 g    farina ca.
Allora, mi tieni un po' la confezione? Ecco, ci siamo... basta, basta, che altrimenti poi bisogna aumentare la farina a dismisura.
Mescoliamo il vino con l'olio e lo zucchero... così. Poi ci versiamo la farina... aspetta, non tutta! Sempre meglio versarne poco a poco e vedere quanta ne richiede l'impasto.
LEPPAGORRE. Allora "quanto basta" è proprio la dose giusta.
MUCCARDO. Sembra proprio di sì... Ecco, ora si lavora bene...

Impasta con decisione e sembra aver dimenticato la tensione di prima.

Senti che profumo di vino... Ti ubriaca solo ad annusarlo!
Bene, ora che l'impasto è bello "sodo e omogeneo" lo appallottoliamo e lo facciamo riposare in frigo per una mezz'oretta. Che dici, ci facciamo un caffè?
LEPPAGORRE. Col miele, però.
MUCCARDO. Manco morto!
Scena quarta.

Muccardo sta reimpastando velocemente sul tavolo.Leppagorre lo guarda un po' ironico ma anche incuriosito.
 
LEPPAGORRE. E adesso?
MUCCARDO. Adesso formiamo tanti serpentelli di pasta, li chiudiamo a cerchio, li poggiamo così, sullo zucchero semolato e poi li disponiamo sulla teglia coperta da carta forno.
LEPPAGORRE. Zuccherati pure sotto?
MUCCARDO. No, solo la parte superiore, perché?
LEPPAGORRE. Allora questo me lo magno io...
MUCCARDO. E te pareva!
LEPPAGORRE.(masticando con gusto, mugolando) E poi?
MUCCARDO. Poi si cuociono per un quarto d'ora, venti minuti, fino a quando iniziano a colorirsi.
LEPPAGORRE. Tanto possiamo aprire il forno quanto vogliamo, no?
MUCCARDO. Be' non c'è niente che lievita, ma la bolletta poi la pago io!
LEPPAGORRE. Eh, che sarà mai...


Atto secondo. 

Scena prima. 

Leppagorre seduto sul divano del soggiorno, quasi sdraiato, con una gamba a terra e l'altra su un bracciolo. Legge, o meglio fa finta di leggere un libro di cucina. Guarda le figure e le sottolinea con vari mugolii d'apprezzamento e di piacere immaginato. 
Entra Muccardo, lo guarda, poi posa la borsa sulla poltrona e si piazza davanti a lui, con un sorrisetto leggero sulle labbra.

LEPPAGORRE. Eccoti qui, va. Allora, com'è andato il pranzo?
MUCCARDO. Bene, come sempre. Lo zio è il mago dei primi piatti, lo sai, no?
LEPPAGORRE. E poi?
MUCCARDO. Poi... i pupi crescono così in fretta.. Ogni volta sembrano diversi, fanno e dicono cose nuove...
LEPPAGORRE. (Inizia a spazientirsi) E poi?
MUCCARDO. Oh, poi Babà m'ha dato il tormento, ma in senso buono, eh? Non la finiva di saltarmi addosso! È anche riuscito a leccarmi la testa, e non so come abbia fatto...
LEPPAGORRE. (Sempre più spazientito) E poi?
MUCCARDO. Mah, le solite cose... Abbiamo un po' progettato, rievocato e spettegolato, come si fa in famiglia...
LEPPAGORRE. (Sbottando) Ma insomma: queste ciambelline al vino come sono andate?
MUCCARDO. (Facendo il vago) Mah, cosa vuoi che ti dica...

Fa un giro su se stesso e con un sorrisetto trionfante.

Bene, Leppa. Anzi, benissimo. Sai come si dice, no? Tra un pò me se magnavano pure a me! 
LEPPAGORRE. (Quasi incredulo ma contento) Ma allora...
MUCCARDO. Allora, caro mio, le povere ciambelline, meschinelle e miserelle, sono piaciute a tutti e hanno fatto numerosi bagnetti nel vino! Alla facciazza tua!

Sipario.

Detto romano del giorno
A la prima osteria nun cercà er vino bono.

Non accontentarsi subito, della prima cosa che capita.

Oggi ascoltiamo
Egberto Gismonti - Agua e Vinho

http://www.youtube.com/watch?v=Mb3WqEhFwOE
Perché il Brasile non è solo Samba e Bossa nova.

7 commenti:

  1. Risposte
    1. Ci vogliono davvero due minuti (a meno che non hai Leppagorre per casa) e sono ottime. Garantito col bollino.

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  2. iomilanese-laura25 settembre 2013 21:44

    Buonasera Chef, mi perdonerà l'ardire ma la sua pièce teatrale ha un pubblico? E se sì, è pagante? Perché avrei un'ideuzza...sa per l'apprendistato! lau

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  3. Buonasera laulau,
    il pubblico purtroppo si è addormentato al primo atto e la Compagnia della Parannanza ne ha approfittato per portarsi via tutte le ciambelline da scena di alabastro, poco digeribile ma ben gradito dal vorace Leppa, quindi stiamo pensando di allestire prossimamente un nuovo spettacolo. Non c'è bisogno di alcun provino, discepola di Talia, basta presentarsi alla tavolata sul palco e ingozzarsi fino a stramazzare a terra.
    Le è gradito il programma?

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  4. iomilanese-laura26 settembre 2013 00:09

    buonasera Chef, mi piacciono le ciambelline di alabastro "sampuru de noantri".Ma realizzarle di cera non sarebbe stato un po' meno impegnativo? Ma quando iniziano i suoi corsi per incapaci-di-dolci? Ho già fatto l'iscrizione, ma devo ancora pagare la quota e soprattutto mi hanno informato che il certificato medico non deve più essere presentato. Al suo buon cuore. lau ( La informo che ho sostituito la corona d'alloro, sa solo per il nome, con quella di edera...Mi dona di più e poi varietas..., corsivo,su da bravo,a cuccia! Click <invio

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  5. iomilanese-laura26 settembre 2013 00:21

    Chef, alabastro per i sampuru-de-noantri! Cera troppo facile, eh! Quando inizieranno i corsi per "incapaci-in-dolci"? Ho già sostituito la corona d'alloro, sa per il nome, con quella di edera: varietas...ecc "corsivo, su da bravo, a cuccia!". Nottenotte lau

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  6. O laulau, ma come di cera: e il calore dei riflettori?
    Sotto l'occhio di bue il ciambellume diventa mocciolume e addio scena, la commedia diventa una falsa farsa e "bonanotte ai sonatori". Tutti a casa, ma prima alla cassa... Nun se pò!
    I corsi sono sempre aperti, visto che qui anche il docente è discente a tempo pieno e, no, non serve alcun certificato medico, se non un'attestato di normoglucolivelli. Quello sì.
    Io terrei l'alloro, che potremmo piluccare per inserirlo in qualche ricettina improvvisata, mentre l'edera come collana hawaiana sarebbe niente male.
    Che dici?

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