mercoledì 3 aprile 2013

La Marranella

Dicesi marana (o anche marrana) un… canale di scolo…
Oddio, - Diranno i miei pochi, piccoli o grandi lettori - e che torta è?
Il fatto è che Roma è densa di una toponomastica disgraziata che fa accapponar la pelle: via Affogalasino (1), via della Scrofa, via delle Zoccolette (2) , via Coccia di morto (3), via della Bufalotta,  via di Porta Furba, via di Scorticabove, via Capracotta, via Piansacoccia (4), via dei Chiavari (5) e, dulcis in fundo, una finora inedita via Meglio di niente (6)....
Per non parlare poi delle amene località quali Infernaccio, Muratella e Quarticciolo.
Insomma una città meravigliosa ma etichettata in maniera infame, e spesso da noi stessi romani.
Bene, per onorare via della Marranella, dove sono cresciuto e che ho visto poi celebrare anche da Pasolini (come gran parte di Torpignattara) in "Ragazzi di vita", ho pensato di usare i sapori dalla primavera che inizia e dell'inverno che finisce, ossia fragole e arance.

  

Base
Preparare un Pandispagna da 3 uova, adatto a uno stampo da 20 cm, aggiungendo all'impasto la scorza grattugiata di 1 arancia.
Farlo raffreddare e poi tagliarlo in due strati.

Se si vuole si può preparare anche un fondo di croustillant:
100 g    cioccolato bianco fuso
40 g      fiocchi di mais sbriciolati
30 g      mandorle pralinate tritate
Mescolate bene gli ingredienti e ponete il tutto su una base rivestita di carta forno e livellate bene.
Far raffreddare in frigo per almeno 15 minuti.

Intanto in un tegame far sciroppare 3 cucchiai di zucchero e 2 cucchiai d'acqua, aggiungere 2 arance medie (300 g totali, pesate con la buccia) pelate a vivo, il succo ricavato dalla pelatura e la scorza; aggiungere la scorza e il succo di 1 limone e 200 g di fragole a pezzetti.
Far insaporire per 5 minuti e quindi far raffreddare.
Utilizzeremo il liquido del composto per la bagna, e la frutta per la farcia.

Bagna
Far bollire mezzo bicchiere d'acqua con 3 cucchiai di zucchero e 2 cucchiai di rhum e far evaporare l'alcool.
Ci vorranno circa 3, 4 minuti.
A questo liquido aggiungere quello di cottura delle fragole, ben filtrato.

Farcia
500 ml     crema pasticcera soda
250 ml     panna montata
3             fogli colla di pesce
Alla crema, ben fredda, aggiungere la frutta spadellata e la panna montata.
Mescolare con attenzione, dal basso verso l'alto, per non far smontare la panna.

Composizione del dolce
Preparare il solito ambaradam: su un piatto mettere l'anello di sostegno, regolato nella misura del nostro Pandispagna, rivestirlo con la striscia d'acetato (ve la siete fatta dare dal fruttivendolo? No? Allora via, su, in cartoleria…) fermata con delle attaches.
Alla base andrà il disco di croustillant e, su questo, un disco di Pandispagna, che bagneremo con il liquido della frutta spadellata usando un cucchiaio o con un pennellino da dolci.

Bene, adesso, con attenzione (scusate, ma lo devo precisare per me, più che per voi, dato che son pecione (7)) posizionare lungo la striscia d'acetato una fila di fragole tagliate in modo longitudinale (per le dimensioni del nostro dolce ci vorranno 6 o 7 fragole grosse, 250 g circa).
Aggiungere la crema, livellarla, e poi il secondo disco di Pandispagna.
Far riposare in frigo per almeno 2 ore.

Copertura
Versione sbrigativa:
100 ml panna montata, stesa con una spatola, e un paio di fragole a decorazione.


Versione di gala:
150 g     fragole in purea
1 arancia, succo e scorza grattugiata
2 cucchiai di zucchero
4 cucchiai d'acqua
2  fogli colla di pesce
Preparare uno sciroppo con l'acqua e lo zucchero, aggiungere la purea di fragole e, alla fine, la colla di pesce (come al solito ammollata in acqua fredda per qualche minuto e ben strizzata).
Far raffreddare e poi versare sul dolce, che potremo decorare con delle fettine di fragola disposte a piacere.
Rimettere in frigo il tutto per un altro paio d'ore a far rassodare.


Trascorso il tempo dovuto prendete il nostro giubbidomme (8), togliete l'anello e, aiutandovi con un coltello affilato, il foglio d'acetato.
Trasferite tutto con delicatezza sul piatto da portata e… embè?
Che fate ancora con le mano (9) 'n mano?
Aprite le danze no?


Detto romano del giorno
Pe' cconosce 'na bona pezza ce vo' un bravo mercante.

Per conoscere una buona stoffa ci vuole un mercante bravo.


Oggi ascoltiamo
Antonio Carlos Jobim - A Felicidade (da Orfeu Negro)
(10)
http://www.youtube.com/watch?v=oHlKjeHKIYI

NOTE
1) Perché nella piena di un fosso là vicino vi affogò appunto un povero asinello.
2) Dove un tempo si trovava un collegio per trovatelle dedicato ai Santi Clemente e Crescentino.
Le orfanelle andavano a messa ogni domenica  nella chiesa di fronte calzando degli zoccoli di legno, che risuonavano rumorosi sul selciato. Inoltre, dato che venivano congedate dal collegio appena raggiungevano l’adolescenza, la maggior parte di loro era costretta a prostituirsi per miseria, divenendo quelle che a Roma si chiamano, appunto, zoccole.
3) Ovvero: testa di morto.
4) Pijassela 'n saccoccia (ovvero: prendersela in saccoccia) è in romanesco rimanere gabbati, cojonati, fregati dalla sorte o da qualcuno di cattive intenzioni.
5) Si intende coloro che fanno di mestiere i fabbricanti di chiavi. Che avevate capito? Maliziosi...
Nella stessa zona (vicino a Campo de' Fiori) ci sono infatti anche via dei Giubbonari, via dei Baullari, e così via...
6) O, alla romana, via mejo de gnente... Nata in zona Lunghezza ed inaugurata nel febbraio 2011, ha recentemente assunto la denominazione meno ironica (o polemica) di via Saliola.
7) Maldestro, distratto, con le mani di ricotta (da cui il broccione toscano, da broccio, ricotta).
8) Giubba da uomo, quindi una cosa assai ingombrante e pesante.
9) In romanesco, (come anche in sardo, ho scoperto) esiste il singolare collettivo: per indicare una pluralità di oggetti si usa (non sempre però) il singolare. Si dirà quindi: famme vedé le mano; che me prenni du mela, mo che esci?; ner dorce ciò pure messo du pera.
10) Con le parole di Vinicius de Moraes:

A Felicidade
Tristeza não tem fim
Felicidade sim...
A felicidade è como a pluma
Que o vento vai levando pelo ar
Voa tão leve
Mas tem a vida breve
Precisa que haja vento sem parar
A felicidade do pobre parece
A grande ilusão do carnaval
A gente trabalha o ano inteiro
Por um momento de sonho
Pra fazer a fantasia
De rei, ou de pirata, ou jardineira
E tudo se acabar na quarta feira
Tristeza não tem fin
Felicidade, sim...
A felicidade è como a gota
De orvalho numa petala de flor
Brilha tranquila
Depois de leve oscila
E cai como uma lagrima de amor
A minha felicidade està sonhando
Nos olhos da minha namorada
E' como esta noite
Passando, passando
Em busca da madrugada
Falem baixo por favor
Pra que ela acorde alegre como o dia
Oferecendo bijos de amor
Tristeza não tem fim
Felicidade sim...

Felicità
Tristezza non ha fine
Felicità, sì
La felicità è come la piuma
Che il vento porta per l'aria
Vola lieve
Ma ha una vita breve
Bisogna che il vento non cada
La felicità del povero somiglia
Alla grande illusione del Carnevale
Si lavora l'anno intero
Per un momento di sogno
Per fare un costume
Di re, o di pirata o di giardiniera
Poi tutto finisce mercoledi
Tristezza non ha fine
Felicità, sì...
La felicità è come la goccia
Di rugiada sul petalo di un fiore
Brilla tranquilla
Dopo oscilla lievemente
E cade come una lacrima d'amore
La mia felicità sta sognando
Negli occhi della mia innamorata
E'ì come questa notte
Che passa, che passa
In cerca dell'aurora
Parlate piano, per favore...
Perché lei si svegli allegra come il giorno
Offrendo baci d'amore
Tristezza non ha fine
Felicità, si...

1956

1 commento:

  1. che bontà, mi viene fame anche se ho appena finito di pranzare

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