venerdì 20 giugno 2014

A spasso con Gogol'

Un bel giorno, così, senza una ragione apparente, o forse per chissà quale oscura ripicca, un naso si staccò dalla faccia che l'aveva contenuto per anni e cominciò a vagabondare per la città vestito di tutto punto, e per giunta comportandosi come il suo vecchio proprietario non si sarebbe mai sognato di fare.
Ed era talmente divertente, sfacciato e accattivante che ad un certo punto questi si sentì quasi surclassato e finanche soppiantato dalla sua appendice ribelle...


Akakj Akakevič, un mite e insignificante impiegatuccio, aveva messo tutta l'anima in quel cappotto. Era stato capace di aspettare un tempo interminabile e aveva fatto sacrifici incommensurabili pur di averlo.
Quel cappotto era il suo riscatto, la sua patente di onorabilità e di rispettabilità, anzi, era un certificato di degna esistenza. 
O forse anche di più: era un attestato d'esistenza tout-court..

Grazie, Nikolaj Vasilevič.
Gogol', ovviamente.


Sul piedistallo della statua che lo scultore georgiano Zurab Tsereteli ha forgiato nel 2003 c'è scritto: “Posso scrivere della Russia solo stando a Roma. Solo da lì essa mi si erge dinanzi in tutta la sua interezza, in tutta la sua vastità”.
E in una lettera scriveva: “Che cosa posso dirti dell’Italia? E’ bellissima. Ti colpisce non a prima vista ma dopo. Soltanto guardandola di più e sempre di più, vedi e senti il suo fascino. Nel cielo e nelle nuvole c’è una certa luce argentea. Il sole pare che abbracci l’orizzonte. E le notti? Sono bellissime, le stelle sembrano pianeti. L’aria è’ così pura…E le donne sono more, brillanti, con enormi occhi neri…”
A Roma aveva conosciuto Belli e ne aveva apprezzato lo spirito satirico così affine al suo, ma meno tragicamente slavo, più disincantato.
"Ho trovato un vero poeta romano, un poeta popolare che scrive sonetti in dialetto trasteverino. Dei sonetti che, susseguendosi, formano un poema". Così aveva detto al poeta e critico francese Charles Augustin de Sainte-Beuve, durante la traversata da Civitavecchia a Marsiglia.
Pare di vederlo, con i suoi capelli da paggetto mentre esce dalla casa di via Sistina - che allora si chiamava via Felice, dal nome di Sisto V,  Felice Peretti - e arriva verso Trinità dei Monti, si appoggia al  parapetto e guarda lontano, dalla scalinata all'orizzonte, dove si stende Roma in tutta la sua bellezza.
Non è vero che "i manoscritti non bruciano", bruciano eccome.
Come la seconda parte delle Anime morte, persa per sempre dopo che la commissione della censura non ne aveva permesso la pubblicazione, visto che "l'anima è immortale e perciò non possono esistere anime morte"...
Nikolaj Vasilevič impazzì anche per questo, come rischiò di fare Bulgakov, e Zamjatin, e...


Villa Borghese prima di andare a lavoro fa sempre bene all'anima.

5 commenti:

  1. Tempo fa ho curato una raccolta di racconti di Gogol per una casa editrice: è stato il lavoro più entusiasmante che mi abbiano mai dato da fare!

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    1. Ma hai fatto le traduzioni o l'editing? In ogni caso sappilo: ti invidio, bonariamente ma ti invidio ;-)
      Gogol' è un vero fenomeno. Aveva ragione Dostoevskij: sono usciti tutti ma proprio tutti dal suo cappotto...
      E il film con Rascel che faceva Akakj Akakevič?...
      Oddio, ho rotto una diga: fermami, fermamiiii...
      ...
      ...

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    2. no, il film mi manca, devo assolutamente correre ai ripari!! Eh le traduzioni...se mi arrangio con inglese e spagnolo è già tanto, magari saper tradurre il russo di Gogol!

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    3. Sottoscrivo. Pensa che il mio idolo è Tommaso Landolfi, che oltre a essere un ottimo scrittore era anche un traduttore eccezionale. Soprattutto dal russo.
      Amava le lingue, e traduceva in maniera eccellente. Solo che non le parlava...
      A un ricevimento si mise a discorrere sulle coniugazioni della lingua turca con un personaggio del posto, che ovviamente iniziò a parlargli nel suo idioma. E che rimase di sasso quando s'accorse che il sor Tommaso non la sapeva parlare affatto, pur conoscendone alla perfezione il funzionamento.
      Siamo tutti un po' strani. E meravigliosi.
      Sempre viva er sor Gogol'! E Landolfi, suo profeta!

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